Il Tirreno

IN TRIBUNALE

Massa, 8 mesi per lesioni a una vigilessa, Lenzoni reagisce: condannato perchè difendevo la Resistenza

Marco Lenzoni
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Marco Lenzoni

Il leader dell'ultrasinistra aveva cercato di impedire la rimozione di uno striscione per il 25 Aprile

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MASSA. Otto mesi e tremila euro di risarcimento. È la condanna inflitta dal giudice Fabrizio Garofalo a Marco Lenzoni, all’epoca dei fatti – era l’aprile 2010 – segretario dell’Asp (Associazione solidarietà proletaria), per lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale. Per avere cioè ferito una vigilessa che aveva rimosso uno striscione appeso dall’ultrasinistra sotto palazzo civico. Una sentenza pesante per un episodio avvenuto il 23 aprile di 5 anni fa. Una condanna che Lenzoni, difeso dall’avvocato Michela Poletti (il pm era Alessandro Rappelli che aveva chiesto 10 mesi), contesta con durezza, annunciando il ricorso in corte di Appello. «Sono stato condannato per avere difeso la Resistenza. Come in precedenza ero stato condannato insieme al partigiano Gildo Della Bianchina per avere cancellato una svastica», reagisce l’esponente della sinistra comunista massese.«Ritengo responsabile di questo la giunta, è una specie di vendetta nei miei confronti. In una città che rischia ogni giorno frane e allagamenti, dove ogni giorno emergono malversazioni e buchi colossali, si persegue chi espone un manifesto per la Resistenza. È il rovesciamento della Costituzione. E poi le accuse sono false: non avrei mai ferito una donna», contrattacca ancora.


La frase sullo striscione era per nulla offensiva, anzi “nobile”: “Celebriamo il 25 Aprile sbarrando la strada ai fascisti di oggi”. Ma era stato affissa, durante un sit-in organizzato da Carc e Asp, in un luogo vietato: il municipio. Per questo la vigilessa Flora Ardito, aveva deciso di toglierlo da lì. Lenzoni aveva invece cercato di fermarla. Secondo l’accusa, la vigilessa aveva rimosso lo striscione e lo aveva messo sotto braccio per portarlo in auto, Lenzoni- sempre secondo il pubblico ministero - raggiunge la vigilessa e per strappargli il manifesto e le fa male ad un dito. Procurandole lesioni che in un primo momento al pronto soccorso, vengono giudicate guaribili in 5 giorni, ma che poi costano all’agente un’assenza dal lavoro di 45 giorni.
Completamente diversa la ricostruzione dei testimoni della difesa: lo striscione è ancora affisso, Lenzoni vuole che rimanga affisso e lo trattiene al muro, la vigilessa, invece, lo tira e così facendo, si ferisce. Il Comune di Massa, con l’avvocato Matteo Bertucci si è costituito parte civile chiedendo un risarcimento per l’assenza della vigilessa dal lavoro, per aver «leso e danneggiato la sicurezza e la libertà d’azione dei vigili e per aver impedito all’ente di assicurare la corretta gestione e il corretto utilizzo dello stesso corpo di polizia municipale».

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