Il Tirreno

In aula

Truffa da 1,7 milioni per la costruzione di elicotteri leggeri

Chiara Sillicani
L'ingresso del tribunale
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L'ingresso del tribunale

Quattro a processo per aver costruito una  società fittizia e chiesto finanziamenti europei, ma gli imputati si difendono: il contributo non è mai arrivato e noi i prototipi di elicotteri volevamo farli davvero

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CARRARA. Per l’accusa loro hanno messo a punto una vera e propria truffa, con tanto di documentazione falsa, per ottenere un finanziamento, su fondi europei, da 1,7 milioni. A questo scopo - secondo il pubblico ministero - avrebbero costituito la società Astra Business, finto di fare progetti mirati e quindi, attraverso Fiditoscana (finanziaria della Regione), chiesto un contributo da Bruxelles. Contributo per realizzare il brevetto di un elicottero ultraleggero. Un prototipo, insomma. False, secondo la Procura, anche le operazioni su conti esteri.
Convinta delle sue tesi, l’accusa ha chiesto e ottenuto il processo per Domenico D’Alessandri (costruttore), per il francese Giuseppe Da Col, per la sua convivente (all’epoca dei fatti) Bariller e per Cristina Berti (coinvolta in maniera marginale per aver ricoperto il ruolo di legale rappresentante nel maggio del 2008 della Astra Business).

Tesi quelle dell’accusa che , in aula, gli avvocati degli imputati hanno tentato di scardinare sostenendo che i loro assistiti non avevano le competenze tecniche per mettere a punto la truffa contestata dalla Procura, con operazioni finanziarie sofisticate. A sostegno di questa argomentazione gli avvocati Fanny Isoppi (per Cristina Berti) e Rinaldo Reboa (per Domenico D’Alessandri) chiamano a testimoniare la commercialista della società Astra Business. È lei a sostenere, davanti al giudice Fabrizio Garofalo, che la competenza tecnica per chiedere un finanziamento europeo gli imputati non l’avevano. A rafforzare la tesi - è una delle argomentazioni più forti della difesa - il fatto che il milione e 700.000 euro di finanziamento non sia mai arrivato.

Non solo, durante l’udienza i due legali degli imputati giocano tutte le loro carte per provare che - diversamente da quanto sostenuto dall’accusa - la volontà di creare una società che potesse produrre il fatidico elicottero c’era tutta: «Vogliamo dimostrare - spiegano Reboa e Isoppi a margine dell’udienza- che la società costituita era tutt’altro che fittizia: per la creazione del prototipo - i due legali chiariscono il concetto - non soltanto erano stati affidati progetti, ma erano anche state effettuate ricerche di mercato». Insomma - in aula è emerso con chiarezza - la difesa punta a dimostrare che la società voleva realmente creare un prototipo di ultraleggero, sottolineando che, in ogni caso, il denaro da Bruxelles non è mai arrivato.Si avvia alla conclusione, quindi, una vicenda giudiziaria emersa a seguito di alcuni accertamenti della Fiamme Gialle sull’erogazione di finanziamenti europei.
 

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