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Frana di Gignago: oltre 250.000 euro per rifare la strada
La sindaca di Fosdinovo: un costo altissimo per il Comune «Ma non si dica che è una macchia sulla bandiera arancione»
FOSDINOVO. «Su quella frana abbiamo già speso 250.000 euro e altrettanti ne spenderemo per risolvere il problema. Mezzo milione di euro per garantire l’accesso a un borgo di dieci famiglie. Non è poco». Camilla Bianchi, sindaca di Fosdinovo, mette in evidenza i conti del Comune (che ha un bilancio annuo di 7-8 milioin di euro) per inquadrare la questione del “paradiso perduto” di Gignago, il paese ristrutturato e riabitato che rischia però di nuovo l’abbandono perchè la strada che lo collega “al resto del mondo” sta franando. Non è vero, rivendica Bianchi, che l’amministrazione non si preoccupa del caso, rispondendo alle critiche arrivate dagli abitanti del paese. Solo che le risorse a sua disposizione sono troppo scarse a fronte del peso degli interventi necessari. «Purtroppo non c’è soltanto la strada per Gignago che frana. Ci sono problemi analoghi nella viabilità a Marciaso e a Giucano, paesi molto più abitati di Gignago. E il Comune fatica a reperire risorse. Per Gignago abbiamo chiesto un’anticipazione di cassa alla Regione, ma quei soldi prima o poi andranno restituiti».
La sindaca si dice, insomma, impegnata a risolvere la questione, ma anche in parte impotente ad affrontare le dimensioni del dissesto del territorio. Ma, soprattutto, vuole sottolineare una cosa. «Il problema è reale, le lamentele di chi ha comprato casa a Gignago sono comprensibili. Però, non si dica che la faccenda è una macchia all’immagine turistica di Fosdinovo e sulla bandiera arancione. No, non è così perchè la bandiera arancione è stata data al borgo di Fosdinovo non al territorio comunale e perchè non c’è nesso tra la frana sulla comunale e lo sforzo per un’accoglienza di qualità».
La viabilità di Fosdinovo e i suoi problemi sono del resto simil a quelli di molte altre zone della Lunigiana (per non dire d’Italia). Le strade per i paesi sono state costruite, nel dopoguerra, sui tracciati delle vecchie mulattiere. Quasi sempre senza studi geologici, ma sulla base del principio: se ci passavano i carri, ci passeranno anche le auto. Ora, quelle progettazioni un po’ così presentano il conto. I cedimenti sono sempre più frequenti. Anche a causa del clima “impazzito” che negli ultimi anni non ha risparmiato bombe d’acqua e piogge tropicali sul Fosdinovese». Anche la frana della strada per Gignago, dice ancora la sindaca, «è una conseguenza dell’alluvione dell’autunno scorso nonchè il frutto di una progettazione della viabilità che non tiene conto degli studi geologici. Vero, la frana c’era già stata, ma c’era stato un intervento. E aggiungo: agli inizi degli anni duemila, quando partì il piano di recupero era un altro mondo, la percezione del dissesto idrogeologico era minore sia da parte degli amministratori che diedero il via libera al piano di recupero, sia dei costruttori, sia di chi ha investito per comprare casa nel borgo».(c.f.)
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