Il Tirreno

la città degli artisti

Io costretto a fare le valigie per l’arte e per le mie figlie

di GIOVANNA MEZZANA
Io costretto a fare le valigie per l’arte e per le mie figlie

Lo scultore-pittore-scenografo e il suo dilemma: «Resto o vado via?»

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di GIOVANNA MEZZANA

Se domani saltasse in auto per non tornare più, Carrara perderebbe un artista come ce ne sono pochi. Lavora il marmo; il ferro, l'ottone e il rame; il bronzo: si è fatto le ossa nelle fonderie pietrasantine; dipinge. Che sia pietra, lega o tela non fa differenza: la sua cifra, personale e originalissima, emerge sempre. Chi sia Sebastiano Migliarini, 44 anni, milanese – a Carrara da molti anni – lo scopriamo poco a poco: lui di sé racconta il minimo indispensabile. Ha lavorato nella moda: con lo stilista Moschino. In televisione: come attrezzista-scenografo per la soap-opera "Vivere". A Parigi si è occupato di calchi per il museo d'Orsais; a Milano di scenografie di studi televisivi, ha ideato e realizzato pupazzi in gommapiuma, persino marionette e maschere per diversi teatri. In Danimarca per il Waves Festival decora la piazza con un'enorme infiorata. A Carrara, diciamolo, è uno sconosciuto: assurdo. Eppure, poco dopo averlo contattato, ci spalanca la porta di casa sua – abita all'imbocco del centro-città – ci prepara il caffè con biscottini olandesi allo zenzero, in compagnia del suo cane e del suo gattone.

Attualmente qui a Carrara a cosa sta lavorando?

«In effetti sto cercando di trasferirmi: Carrara non offre molto dal punto di vista lavorativo. È una città molto piacevole, c'è un numero altissimo di artisti per essere una città piccola, c'è il mare e c'è la montagna, ma oltre a non offrire molte opportunità lavorative trascura anche le esigenze legate alla famiglia: è anche questo aspetto che mi sta portando via ..».

Intende dire che Carrara è tutt'altro che a misura di bambino, "di famiglia"? Lei è sposato e ha tre figlie..

«Sì. Non c'è un parco-giochi, non ci sono spazi per i bambini, per non parlare dei parcheggi e del trasporto pubblico. Dato che abbiamo una sola auto, con mia moglie, tempo fa, abbiamo fatto un esperimento: portare le bambine più piccole, Emma (di dieci anni) e Thea (di tre, Rebecca ne ha diciassette) a scuola e al nido, a Marina, con l'autobus. Non le dico ..! Ogni volta che un autobus saltava la corsa o io o mia moglie chiamavamo il numero verde per i reclami: l'ho imparato a memoria! Forse eravamo gli unici a chiamare, forse i nostri sono stati gli ultimi reclami. Se vado a Pietrasanta in treno e arrivo alla stazione di Carrara poco dopo le 20 non c'è un autobus, non so come tornare a casa. Queste non sono cose normali: Carrara è rimasta indietro su tutto».

Lei è uno dei primi artisti a parlare delle difficoltà legate alla vita quotidiana di una famiglia ..

«Forse perché non ci sono tantissimi artisti che vivono qua con la famiglia. Ma insomma, chi l'ha detto che un artista deve essere un morto di fame, che vive da solo in una soffitta?».

Sì, appunto, o per forza un bohemien..

«Non riescono a capire che siamo un valore sotto tanti punti di vista. Prenda i Navigli, a Milano..»

Luogo prediletto degli artisti, anni fa era in totale degrado..

«Sì, e oggi una casa sui Navigli quanto vale? Un patrimonio. Se una persona deve vivere della propria arte, deve stare bene in un luogo, altrimenti può fare qualunque altra cosa. Io sono obbligato a scappare perché qui non ho nessuna opportunità. Nessuna. La mia idea di trasferirmi è legata a due obiettivi: avere più opportunità lavorative e vivere bene con la mia famiglia».

Alla fine non chiede l'impossibile..

«Con Asart, associazione di artisti di Pietrasanta, continuo a fare mostre: loro chiedono spazi al Comune e il Comune li concede; anche Carrara dovrebbe farlo: siamo una grande risorsa! Io sono qui ormai da tantissimi anni. Venti anni fa un caro amico, Boutros Romhein (La Città e gli artisti, Il Tirreno, 20 luglio 2014) mi disse: "Carrara è come un gigante che dorme, ma il giorno che si sveglierà..", ma sono venti anni che dorme! È in coma profondo questo gigante!».

E dove avrebbe intenzione di trasferirsi?

«I miei genitori vivono a Londra da quindici anni: fecero una scelta simile a quella che stiamo per fare noi. Vivevano a Milano, non ne potevano più di Berlusconi, delle tasse .. e hanno trovato una città più vivibile».

Cioè lei crede che Londra sia più vivibile di Carrara?

«Io ho sempre girato tra Germania e Inghilterra. Anche mia moglie ha sempre viaggiato. Le mie figlie sono bilingue. Mi piacerebbe scappare da qua perché Carrara è molto carina ma sta diventando una prigione. A Londra c'è una norma che impone che in ogni quartiere ci deve essere lo stesso numero di servizi: un certo numero di spazi verdi, di scuole, di biblioteche, di piscine eccetera. È una norma molto civile. Così non esiste una periferia, e anche se (urbanisticamente parlando, ndr) vivi con la tua famiglia nella periferia estrema, non ti senti abbandonato. Vivere a Carrara è come vivere in una periferia (non quella del modello londinese, ndr) .. ma non si capisce neppure dove sia il centro!».

Rimpianti mentre pensa alle valigie?

«Rimpianti .. no, anche se in effetti a Carrara c'è la possibilità di lavorare ma credo ci sia davvero, e sia tutto più semplice, quando hai un lavoro preciso da svolgere qui: prendi una casa in affitto, ti fermi per un certo periodo.. Carrara dovrebbe puntare a sviluppare questo modello».

Cioè dell'accoglienza di chi va e chi viene? Di questo ricambio continuo?

«Sì, perché alla fine non tutti gli artisti stanno fissi qui. Carrara comunque qualcosa sta facendo; o meglio, sono gli stessi artisti che si sono organizzati, con Studi Aperti, ad esempio. Ci sono spazi meravigliosi, come il Cap di San Francesco, che non sono vissuti. Penso al parco Padula; per far tornare quella villa stupenda degna di quello che era bisognerebbe metterci dentro un'istituzione: il Comune o degli uffici comunali potrebbero essere trasferiti là: perché no? La gente sarebbe obbligata ad andarci, scoprirebbe un luogo sconosciuto a molti; e poi si sarebbe costretti a tenerla bene, la città si amplierebbe. E invece è uno spazio morto, abbandonato, in rovina».

Insomma, se questo famoso gigante si svegliasse…

«Sarebbe un piacere rimanere! Questo è un posto meraviglioso, che ha una magia. Sarebbe bello e secondo me non ci vorrebbe neppure molto: basterebbe la volontà di cambiare da parte dell'Amministrazione».

Secondo lei questa volontà non c'è? Vede ostacoli?

«Probabilmente ci sono altri interessi, quelli di chi vive la città quotidianamente; si preferiscono fare gli interessi degli industriali del marmo. Si parla solo di marmo, ma Carrara non è solo marmo. Si buttano via le possibilità: ad esempio, i croceristi che sbarcano e che vengono portati direttamente a Lucca saltando Carrara; e forse è un bene perché in centro a Carrara la domenica non c'è nulla».

Tornando a voi artisti: vivere qui e lavorare a Pietrasanta, come in passato ha fatto lei, può essere una soluzione?

«Pietrasanta non è un'opportunità per gli artisti di Carrara perché sono fuori da un sistema di mercato. Pietrasanta poi è riuscita a emergere anche a discapito degli artisti: ha rappresentato un disvalore toglierli dal centro e portarli nella zona industriale; li hanno sacrificati a vantaggio delle gallerie e dei ristoranti, per un'élite».

Ogni artista che se ne va, secondo noi, è una perdita, ma le auguriamo, Sebastiano, di trovare il miglior posto per lei e la sua famiglia..

«E comunque io non vorrei scappare! Vorrei poter rimanere!».

37 - CONTINUA.. -

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