Il Tirreno

criminalità organizzata

Allarme 'ndrangheta, Fondazione Caponnetto preoccupata

Melania Carnevali
Un momento del consiglio comunale anti 'ngrangheta
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Un momento del consiglio comunale anti 'ngrangheta

Lapideo, cave e trasporti i settori più a rischio contaminazione. Il rapporto mafia fa paura alla provincia apuana

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SARZANA. Massa Carrara non è terra di 'ndrangheta, ma l'ndrangheta c'è e ha allungato i suoi tentacoli un po' ovunque. A partire dagli appalti pubblici, dove ormai gioca in casa, fino ad arrivare al mondo del lapideo, dal nero alle cave ai trasporti. Silenziosa e subdola, si muove nel territorio quasi indisturbata. Lo ha detto Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto, nel presentare il rapporto mafia in Liguria 2014 dalla sala del consiglio comunale di Sarzana. Massa Carrara è, sì, una provincia toscana, ma non per i “calabresi” i quali la considerano invece un unico grande territorio insieme a La Spezia. In questa macro-provincia, secondo la Dia, esiste una camera di controllo (un vero e proprio organismo di gestione e di controllo della 'ndrangheta al di fuori della Calabria) il cui centro «è ancora da individuare – spiega Calleri – Se sia di qui o di là (riferito alle due province, ndr)».

Le conferme certo non mancano. Solo nelle settimane scorse è stato arrestato a Massa, nell'ambito dell'operazione “Aemilia” che ha portato all'arresto di 117 persone in tutta Italia, Alfonso Diletto, un esponente di spicco della 'ndrangheta, a cui, guarda caso, viene contestato il 416 bis per essere – secondo l'accusa- il dirigente e organizzatore dell'associazione per la zona bassa reggiana. «Un uomo – chiarisce Renato Scalia, ex ispettore capo di polizia e adesso membro della Fondazione Caponnetto – per cui io, ai tempi, chiesi di sequestrare i beni immobiliari, ma la risposta del giudice fu: “Diletto è un brav'uomo”». Infiltrazioni della 'ndrangheta erano state segnalate anche negli appalti per il secondo lotto della Strada dei Marmi, ma anche qui – ricorda Scalia -«non si è voluto procedere». E non ci sono solo i calabresi. La provincia, proprio per la sua posizione geopolitica strategica da “ponte sull'Europa”, è un crogiolo di criminalità organizzata. C'è Cosa nostra che sguazza nel gioco d'azzardo, la criminalità rumena nel giro di prostituzione e un mix di clan, bande e gruppi stranieri nel traffico di stupefacenti. Il diario nero della criminalità organizzata sotto le Apuane è pieno e molte storie devono ancora essere scritte.

«La presenza mafiosa nella provincia è ai massimi livelli – fa notare Scalia – e il territorio corre il serio rischio di trovarsi colonizzato». Il brutto è che nessuno ne parla; sembra che la mafia, qui, non esista. «Non si vuole riconoscere – spiega Renato Scalia – e questo è il più grande ostacolo a chi cerca di combatterla. Il secondo è, riconoscerlo, ma non volerne parlare». Per combatterla poi «bisogna mettere in campo tutte le forze – continua l'ex ispettore capo di polizia – e non smantellarle come stiamo facendo. A Carrara e Sarzana chiudono le compagnie di Carabinieri. Ma la mafia non si combatte solo con gli studi e le ricerche». «La mafia è un virus. Un virus mutante - aggiunge Calleri -Superare i luoghi comuni è come un vaccino e rappresenta un primo passo per sconfiggerla». Alla presentazione del rapporto era presente anche il sindaco di Sarzana, Alessio Cavarra, che ha commentato:«Oggi abbiamo una mafia più civile e una società più mafiosa. Abbiamo cioè interi pezzi di società che hanno introiettato i modelli comportamentali mafiosi»; e poi citando una frase di Giovanni Falcone aggiunge: «Se vogliamo combattere efficacemente la mafia, non dobbiamo trasformarla in un mostro, ma riconoscere che ci assomiglia». 

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