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Influenza "suina:" già 6 casi in Toscana. L'esperto: "Ma il vaccino è efficace"
Ai 5 casi in provincia di Massa Carrara, ecco un operaio di Pietrasanta in gravi condizioni. L’appello del dottor Alberto Baratta (Asl di Massa): "Le persone a rischio devono proteggersi, ma non facciamo allarmismi"
Attualmente sono 6 i casi influenza "suina" registrati in Toscana. Cinque sono concentrati in provincia di Massa Carrara, 1 in Versilia.
ll primo caso si è registrato a metà gennaio a Carrara, un uomo di circa 40 anni ancora oggi è ricoverato in condizioni gravi ma stazionarie. Il secondo caso qualche giorno dopo a Massa: il paziente, ottantenne, è morto. Il terzo caso a fine gennaio ha riguardato una donna sui 60 anni, inizialmente ricoverata in Rianimazione a Pontremoli e poi trasferita in elicottero all'ospedale di Careggi a Firenze. Il quarto caso a Pontremoli all'inizio di febbraio ad ammalarsi un uomo di 74 anni. Il quinto caso lunedì 9 febbraio, ancora a Massa: il contagio da virus H1N1, stavolta, ha riguardato un'anziano di 80 anni.
E si arriva al sesto e ultimo caso al momento: in prognosi riservata, all'ospedale di Pisa, un operaio quarantenne di Pietrasanta.
Ma per il dottor Alberto Baratta (nella foto in basso), responsabile del dipartimento di emergenza urgenza e del reparto di rianimazione all'ospedale di Massa, non c'è nessun allarme contagio. «I numeri finora sono sono contenuti. In Italia i casi, stando all’ultimo report, sono 100. Siamo lontanissimi dal rischio pandemia».
Dottor Baratta, la provincia ha paura. Se la paura è dettata dalla scarsa conoscenza, ci presenti l’H1N1?
«L’influenza, quella stagionale, è caratterizzata da una miscellanea di virus tra i quali, appunto, anche l’H1N1. Normalmente presenta i classici sintomi influenzali e una guaribilità in pochi giorni. Diversamente è se la carica virale colpisce un paziente già debole, anziano o con patologie gravi, come nel caso dei contagiati dei giorni scorsi. Comunque i numeri - ribadisce - non sono allarmanti».
Lei parla di fenomeno contenuto, ma i casi sono più del 2009 quando il mondo tremava di fronte al rischio di una pandemia.
«Quell’anno in provincia furono ricoverate in rianimazione due persone».
Come spiega allora i cinque casi di questo ultimo mese?
«Nel 2009 la campagna vaccinale, forse proprio per la paura diffusa, è stata capillare,quest’anno non è andata così. Ma il vaccino antinfluenzale - spiega il medico - garantisce una copertura anche dal virus H1N1. L’ultima campagna non ha avuto successo: dopo le morti sospette legate alla somministrazione del vaccino, molti pazienti, anche a rischio, hanno preferito rinunciare. Mi risulta che anche i pazienti contagiati non si siano vaccinati».
Vaccinarsi, quindi, è fondamentale?
«Certo che lo è, per tutti coloro che, lavorando in ambienti particolari (medici e infermieri in primis) devono essere “immunizzati” e per chi fa i conti con patologie gravi pregresse».
Ma il contagio come avviene? E che tipo di profilassi è prevista per chi è venuto a contatto con persone malate?
«Il contagio avviene come per la comune influenza, attraverso goccioline di fluido (la saliva ndr). La profilassi, con specifici antivirali, è prevista soltanto se il virus è nei primi due giorni di manifestazione, se la diagnosi viene fatta dal terzo giorno, la profilassi è inutile. Diventa allora fondamentale verificare l’eventuale comparsa di sintomi in chi è stato a contatto con il paziente».
Come viene diagnosticato il virus?
«Vengono effettuati tamponi nasali e faringei che analizza l’istituto di virologia di Pisa».
L’influenza suina ha fatto una vittima pochi giorni fa...
«Sì, è importante però ribadire che il paziente era anziano (82 anni, ndr), con problemi di tipo cardiaco e insufficienza renale. Scontano la compresenza di gravi patologie anche gli altri contagiati: il paziente più giovane, ricoverato a Carrara, nonostante i 40 anni, ha problemi polmonari ed è un fumatore accanito. In ogni caso l’età lo ha aiutato, è fuori pericolo, a giorni inizierà il percorso di riabilitazione, normale dopo una lunga degenza».
E gli altri pazienti (uno a Massa, uno a Pontremoli e una a Careggi)?
«Quelli ricoverati nei nostri presidi stanno meglio, si stanno riprendendo. Della signora ricoverata a Firenze so che purtroppo ha avuto bisogno della circolazione extracorporea».
Ecco, appunto, quali sono le cure prestate a chi si ammala?
«Gli effetti più pesanti del virus sono sull’apparato respiratorio: oltre a somministrare antivirali, il paziente viene intubato per garantire la respirazione meccanica. Se la situazione permane per oltre una settimana, per evitare che il tubo leda le corde vocali, il malato viene tracheotomizzato. Solo nei casi più gravi si ricorre alla circolazione extracorporea».
Insomma, effetti pesanti su chi sta già male e quindi avrebbe dovuto vaccinarsi. Ma nessun allarme.
«Ribadisco di no. Non creiamo paure quando non ce n’è motivo».
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