Il Tirreno

operazione dei carabinieri

Nella villetta armi e chili di eroina

Nella villetta armi e chili di eroina

In tribunale a Massa ricostruita la perquisizione choc a Lavacchio: nel comodino una calibro 38, nel comò un fucile a canne mozze

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MASSA. Sul comodino della camera da letto c'era una pistola, una Smith Wesson calibro 38.

Sul tavolo della cucina due panetti da un chilo di eroina. Nel comò del salotto un fucile a canne mozze calibro 12. E in una borsa di plastica, nascosta su una pianta, nel giardino della villetta a Lavacchio, un fucile mitragliatrice con caricatore e 40 cartucce. Un'arma russa da guerra con i colpi in canna.

Così è stata ripercorsa in tribunale, davanti al giudice Giovanni Sgambati, la perquisizione effettuata dai carabinieri nella villetta di Lavacchio di Fabrizio Dell'Amico, commerciante di legna di 52 anni finito in manette lo scorso giugno per detenzione di droga e di armi.

A parlare dell'operazione, avvenuta nel giugno del 2014, e delle intercettazioni ambientali andate avanti per un paio di mesi, sono stati gli stessi carabinieri che intervennero prima a Lavacchio e poi sul ponte Trieste dove Dell'Amico venne arrestato. Grazie a una camicia di jeans: i militari lo avevano avvistato infatti, prima, mentre si dava alla fuga a bordo di una Yamaha e avevano notato che indossava una camincia in denim.

La stessa che aveva a bordo della macchina su cui è stato fermato in centro a Massa, con a brodo già il suo avvocato. Una centrale di droga e un piccolo arsenale: armi e sei panetti di eroina (tre chili e duecento grammi di polvere marrone), diverse piantine di marijuana. E pensare che i carabinieri a Lavacchio ci erano andati per un altro motivo (la prevenzione dei furti). Invece notata una insolita coda davanti al cancello della palazzina avevano deciso di tenere d'occhio quell'andirivieni. L’intuizione si era rivelata azzeccata, dentro la casa c’era un centro di spaccio di droghe pesanti e leggere. Il blitz era scattato perché la pattuglia aveva voluto controllare cosa ci facesse un'auto non massese sulle alture della città. La vettura era intestata a un sessantenne piemontese. A bordo due persone. La coppia viste le divise era scesa e di corsa si era fiondata nel bosco per far perdere le tracce. Uno era stato bloccato, dai carabinieri, si trattava di un giovane albanese identificato e poi rilasciato, l'altro era scappato, scavalcando il cancello della casa della moglie del commerciante. Gridando: «Maria butta via tutto». Da lì era scattata la perquisizione nell'abitazione. Ed erano saltati fuori i panetti di eroina e l'armeria clandestina.

In tribunale è stato ricostruita la fase clou dell'operazione e della perquisizione.

«A destare sospetti è stata la frase pronunciata da uno dei due uomini fuggiti all'intenro della villetta: Maria butta via tutto, ha detto alla moglie di Dell'Amico. Questo ci ha fatto insospettire e abbiamo comincinato la perquisizione».

In aula sono poi sfilati alcuni testi della difesa (Fabrizio Dell'Amico è rappresentato dai legali Perfetti e Quadrella). Dalla badante romena che all'epoca aveva una storia con Dell'Amico e che ha sostenuto che l'uomo vivesse con lei, non nella villetta arsenale. «Nell’armadio, insieme a quelli di mio figlio»: ha detto la donna.Poi è sta la voglia della madre della giovane badanteei che di fatto ha confermato la stessa tesi della figlia: «Fabrizio abitava da mia figlia, spesso lavavo anch’io i suoi panni». E infine della cognata del Dell’Amico che ha dichiarato che la sorella da tempo era in crisi col marito e che lui non sempre dormiva a casa .©RIPRODUZIONE RISERVATA

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