Italia
Dopo settant'anni ritrova l'amica che la ospitò durante la guerra
La bella storia di Giuseppina e Adriana e di un viaggio da Massa a Bologna per sfuggire a fame e desolazione
MASSA. Dopo settanta anni, le loro voci tornano a sentirsi, a incrociarsi, anche se gli sguardi no, per ora. È una telefonata che ha riunito, riportandole di colpo piacevolmente e con emozione al tempo in cui erano bambine.
Due bambine, una di Massa e l'altra di un comune vicino a Bologna. Tempi difficili, quelli della guerra, del dopoguerra, ma anche belli grazie alla solidarietà. Lei, Giuseppina Mannini, oggi ha "82 anni finiti", come specifica. Vive ad Altagnana e la sua è una storia cominciata con tanta fame e stenti durante la guerra, ma con un lieto fine. Un vita che le ha dato quattro figli, dei nipoti. Proprio il nipote Francesco Lazzoni che vive a Roma ha compiuto una "carrambata" dopo che lo scorso Natale, andato a trovare la congiunta, per la prima volta in tanti anni si è sentito raccontare quella incredibile storia.
«Di quando le persone che la guerra non aveva ucciso, le uccideva la fame. Quelli più a rischio erano i bambini». La Linea Gotica passava nel territorio apuano. Giuseppina a quei tempi aveva 13 anni. Il padre Giovanni come tanti altri padri di famiglia, era emigrato in Germania prima dello scoppio della guerra e da là, durante gli anni del conflitto, non era riuscito a mandare sostentamenti alla moglie Argia, che dovette pensare ai figli e a due nipoti.
«Mia zia mi ha raccontato che non riusciva più a deglutire, che aveva la pancia gonfia e che la mamma disperata, venne a sapere che la Casa del Popolo di Massa organizzava un soggiorno a Bologna per i bambini in difficoltà».
Per Giuseppina il destino aveva programmato quel viaggio della salvezza: si ritrovò con altri bimbi su un camion militare. Era gennaio. Coperte per riscaldarsi e via, verso Firenze e poi il giorno dopo altra strada da fare. La destinazione è Medicina, comune vicino a Bologna.
Nel suo racconto di Natale, al caldo della casa, Giuseppina racconta al nipote che faceva un grande freddo, c'era la neve, lei aveva ai piedi degli zoccoletti. I bimbi trovarono ad accoglierli diverse famiglie. Lei fece l'incontro con Genunzio e Rina, che le comprarono un paio di scarponcini, e poi dei vestiti. L'accolsero nella loro casa dove avevano due bimbe: Adriana che allora aveva otto anni e la piccola Iride di due.Giuseppina andò a scuola con Adriana, dormivano nello stesso letto, condividevano i sogni e le speranze dell'infanzia. E tutta quella fame, che Giuseppina aveva patito, svanì. La nostalgia della propria mamma, il pianto della prima notte passata lontano da casa, lasciarono il posto a poco a poco a una nostalgia meno dolorosa, con il fisico che si riprendeva grazie alla buona cucina emiliana, con una voglia nuova di tornare ad abbracciare i suoi cari ma anche con il sentimento di riconoscenza verso la nuova famiglia.
Tutte sensazioni di un piccolo cuore, che cresceva. Che cominciava a capire la vita nelle sue sfaccettature.
Arriva la Pasqua. Tutti i bambini aiutati dalla Casa del popolo di Massa tornano alle loro famiglie. Anche Giuseppina: rivede Altagnana. E da allora non ha avuto più contatti con quella famiglia bolognese. Ma il nipote, affascinato da questa storia, ha cominciato a fare ricerche, ed ha trovato il contatto. E quella telefonata fra Giuseppina e Adriana (i cui genitori sono morti), è stata un regalo per entrambe che non si sentivano da settanta anni. Giuseppina racconta quella telefonata: «Mi sono ricordata di lei. Comne stavo bene con loro, come era bello. La provincia di Massa ha sofferto tanto, ma io sono tornata grassa. E tornò anche mio padre, dalla Germania, dopo la guerra. Mi ricordo bene di quando ero piccola. Di quando il parroco del paese un giorno venne a benedire le case, e mi vide. E poi la domenica dopo, alla messa durante l'omelia parlò della mia famiglia, che aveva bisogno. E di me che ero la più piccola. Gli avevo fatto compassione».
Ma c'era la Casa del Popolo. Ci fu quel viaggio. Il ritorno. E il tempo, trascorso ad Altagnana, una vita intera di ricordi, alcuni più sopiti forse nella convinzione che certi legami sono persi ed è meglio non pensarci più tanto.
E poi la scoperta che le esperienze restano agganciate per sempre alla forza del recupero. E stanno in attesa. Finché un nipote ti dice: «Ho trovato la ragazza della quale sei stata ospite 70 anni fa. Sta aspettando una tua telefonata». Un telefonata, un abbraccio a distanza e una pioggia di ricordi, belli e brutti, che ti piovono addosso. E la gioia, soprattuttoi, di condividerli ancora.
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