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Terre incolte, via al piano per la valorizzazione

Terre incolte, via al piano per la valorizzazione

Convegno a Fivizzano tra amministratori e il direttore della Banca della Terra Loris Rossetti: importante il recupero per combattere il dissesto idrogeologico

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FIVIZZANO. La legge regionale 80 sancisce la nascita della Banca della Terra. Ma non è una come le altre, questa ha più il compito di essere un inventario di tutte quelle proprietà pubbliche e private che essendo diventate improduttive possono essere girate a terzi tramite affitti o concessioni, recuperandole e dando vita ad un nuovo input sia dal punto di vista ambientale che occupazionale.

L’incontro a cui hanno partecipato ieri a Fivizzano, Loris Rossetti, assieme ai sindaci e ai rappresentanti del territorio, nonché con il direttore della Banca della Terra, era teso a spiegare come questa legislazione potesse diventare punto di sviluppo per la Lunigiana. Claudio del Re, Direttore dell’Ente Terre Regionali Toscane, denominata poi in vulgo banca della Terra, spiega come questa disposizione legislativa sia nata per risolvere «il problema delle terre incolte che ha un grande impatto sul territorio. Non riguarda solo le zone montane ma tutta la Toscana».

Innanzitutto è necessario un censimento del comprensorio individuando quei terreni che sono considerati incolti. Questa qualifica si riceve per motivi: che non siano destinati a uso produttivo da più di tre anni; terreni boscati che catastalmente individuati come pascoli, prati o seminativi e che non siano stati oggetto di attività selvicolturali da almeno dieci anni; terreni montani rimboschiti artificialmente sui quali non siano stati attuati interventi colturali di sfollo o di diradamento da almeno dieci anni. Subito dopo questo censimento, a cui seguirà l’individuazione dei proprietari, entreranno in gioco i comuni che, tramite comunicazione inviteranno i proprietari, con una risposta di 90 giorni, a fare capire le loro intenzioni e ha di fronte a sé due strade percorribili: la prima è quella di cedere in concessione il terreno alla Banca della Terra; la seconda, in caso volesse riprendere l’attività, di impegnarsi entro sei mesi a rimettere in produzione la porzione di terreno. Sino a oggi sono stati assegnati oltre 5000 ettari di terre incolte.

A prenderle in cura sono stati sia soggetti privati che aziende agricole. Ottenerle però non è così immediato, bisogna avere un progetto ben definito, ancora meglio se sono i giovani a presentarli. Questi saranno vagliati in maniera approfondita dall’Ente che emetterà la decisione. Il progetto serve anche a dimostrare la buonafede e la volontà di portare avanti un’azione benefica per il territorio in cui si va ad agire, fatto dimostrato anche dalla durata della concessione (10 anni).

L’altro valore che nasce da questo progetto lo esprime bene Rossetti, ideatore dell’emendamento sulle terre incolte: «Il tema del dissesto idrogeologico è molto presente non solo in Lunigiana, ma in tutta la Toscana. E’ molto importante recuperare queste terre, bisogna che si ritorni ad operare in maniera minuta sul territorio, sulle sue singolarità facendo quel lavoro prezioso che in tempo passato era svolto dai coltivatori diretti. In questa maniera si genera sia una nuova svolta occupazionale, con un ritorno alla terra anche legato agli indirizzi scolastici, come l’agrario, che ha segnato un aumento in doppia cifra per le iscrizioni, segnale che c’è voglia di tornare alle proprie radici. In più si potrebbe fare prevenzione, evitando di spendere soldi solo per la ricostruzione».

Cristiano Borghini

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