Il Tirreno

carrara e l'arte

Ragazzi miei, fuori da qui la vita s’infutura

Giovanna Mezzana
Claudio Cargiolli
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Claudio Cargiolli

Incontro con Claudio Cargiolli: il pittore amato da Lucio Dalla  sogna una strada per i “suoi allievi”

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CARRARA. È passata quasi una cinquantina d'anni da quando, ragazzino, arrivò a Carrara da Ponzanello, piccolo borgo di Fosdinovo: venne "in città" per studiare al liceo artistico e stava al convitto. Oggi Claudio Cargiolli è un pittore affermato (e lo è da tempo); è anche un prof d'arte in pensione, dopo una lunga carriera cominciata da giovanissimo. Gallerie e grandi collezionisti gli commissionano opere, in continuazione: eppure ogni suo dipinto continua a essere arte e non ha nulla di "sfornato" o di "ordinato" o di "prodotto" . Basterebbe dire – e lo scopriamo solo per la nostra curiosa insistenza – che un animo sensibile e un gusto straordinario come quelli di Lucio Dalla si erano innamorati delle sue "casette". E ovviamente il grande cantautore le ha volute con tante finestrelle colorate. Suoniamo un campanello di via Cavour: Cargiolli ha qui il suo studio. Si precipita giù per le scale ad accoglierci e quando entriamo sentiamo profumo di "solvente" per colori e musica dei Queen.ù

Cargiolli, lei ha lo studio da 27 anni in centro-città, ma in giro non si vede mai…
«Io sono un po' chiuso, un po' introverso, vivo la città dal mio studio».

Da qui ha un'ottima vista (guardiamo fuori dalla finestra). Come la vede questa città?
«Io vorrei solo che ci fosse un po' più di sensibilità per questi giovani che si danno così da fare. L’Amministrazione comunale ora ha altro a cui pensare, ma non vorrei contributi economici, vorrei che venissero valorizzate queste intenzioni ..».

Chi sono questi giovani?
«Penso ai giovani che hanno organizzato Studi Aperti».

Che sono giovani, mi permetta, rispetto alla sua generazione, ma molti sono artisti che hanno esperienza: è così?
«Sì, certo, è così. Penso a Zoran Grinberg, che ho conosciuto per caso andando a prendere il mio nipotino a scuola; a Stefanie Oberneder, e cito loro che li ho qui a due passi (il loro laboratorio è in vicolo Castelfidardo, ndr); penso al marito della Stefanie, Giuliano Orlandi, che non sapevo neppure fosse suo marito, che ho conosciuto anche lui per caso ed è uno scultore bravissimo. E ce ne sono tanti altri. Mi hanno coinvolto in Studi Aperti, hanno fatto tutto loro. Bisogna valorizzare questi giovani che hanno fatto una cosa splendida con due lire. Io qui in studio avevo il caos! Le scale inzeppate tra chi scendeva e chi saliva, avevo persino paura che qualcuno scivolasse perché i gradini sono un po' ripidi; ad un certo punto ho dovuto mettere al portone una persona! ("a dirigere il traffico", ndr). È stata una cosa bellissima, come bellissima è stata la cena che alla fine abbiamo fatto a Colonnata. Assente in maniera totale l'Amministrazione comunale. Non era stata invitata? Che dire .. questi ragazzi si aspettavano almeno una visita da parte dell'assessore alla Cultura (Giovanna Bernardini, ndr), che è anche una persona "di livello". Si lamentavano un po' per questa assenza; forse l'Amministrazione è stata presa alla sprovvista: diciamo così, se vogliamo giustificarli (gli assessori, gli amministratori, ndr), ma non sono giustificabili. Adesso di soldi non ce ne sono e le nozze coi fichi secchi non si fanno, ma almeno arrivassero un po' di stimoli, almeno il riconoscimento del loro lavoro! L'Amministrazione, per esempio, potrebbe dire "ecco vi do questa sede, fate voi..". Io, sai, meno sono disturbato, meglio sto, problemi non ne ho, ma per un giovane che vuol far vedere di essere bravo .. non c'è niente di peggio dell'apatia globale, del tutto ridotto all'indifferenza. Non so… forse parlo troppo?!».

No, continui, vogliamo capire..
«Questi ragazzi hanno bisogno di tramiti. Qui c'è il liceo artistico, c'è l'Accademia, c'è un sacco di gente che gira, ma non attecchisce nulla.. Ci sono anche delle gallerie, la Galleria Duomo, ad esempio..».

E perché non attecchisce nulla, secondo lei?
«A volte c'è un po' di superficialità nel fare le cose. È capitato che eventi siano stati affidati in maniera improvvisata a personaggi che miravano a fare pubblicità più a loro stessi che non alla Città. Personaggi introdotti dalla politica. E basta la prima pressione di partito per avere questa o quella persona. Ad esempio, l'ultima Biennale..»

Quella del 2010, curata da Fabio Cavallucci..
«Sì, quella della Cacca di Paul McCarthy. Quella mer.. è stato un fatto negativo per Carrara. Lo disse anche Philippe Daverio, non in questi termini, in un collegamento in diretta tv con Carrara. Questo è venuto a Carrara perché Carrara è talmente provincia che i giornali locali e la gente non hanno parlato d'altro: se l'avesse fatta a New York nessuno se ne sarebbe accorto. A Carrara in questi anni sono state fatte cose, però non ne è rimasto nulla. Viene da pensare che non siano state fatte le scelte giuste. Prendi Marble Weeks. Dopo due buone edizioni, quella 2014 – al di là di qualcosa di giovane, di fresco – ha dato solo grossi problemi, cose improvvisate, arraffate. Manca un coordinamento, una testa pensante, che però devi pagare, ma lo stesso Philippe Daverio costa meno di altra gente».

Ecco, Daverio: come lo vedrebbe alla presidenza dell'Accademia?
«Bene! Io non so se potrebbe essere l'ideale – poi bisogna vedere se sarebbe disposto ad accettare, i suoi impegni.. – ma è un nome di calibro: Daverio sarebbe in grado di darti una visibilità tale da creare l'Evento, di indurre personaggi di caratura a saltare in macchina e a venire a Carrara. Vedi, penso a Pier Carlo Santini (grande critico e storico dell’arte, ndr) che a Carrara portò Getulio Alviani, Silvio Coppola, Sergio Scatizzi, Bruno Munari.. Tutti questi grandi personaggi venivano a Carrara, partecipavano a tavole rotonde: la mia fortuna è stata quella di vivere un’Accademia che ti dava questi contatti; questi giovani non la hanno e me ne dispiace. Per gli allievi Daverio sarebbe anche un incentivo a lavorare al meglio, perché "Daverio è quello che ci capisce, che ci dà opportunità", ecco cosa penserebbero gli studenti».

Nel 2012 alla scadenza dell'incarico di Simone Caffaz si è preferita una riconferma del presidente uscente, anziché guardare fuori..
«Sì, è anche questo conferma il provincialismo dell'Accademia, e lo dico senza voler togliere nulla a Caffaz che ha anche fatto molto. Tutti lì mirano a coltivare il proprio orticello. Anche un personaggio straordinario come Omar Galliani sono riusciti a farselo scappar via. Forse Galliani non brilla di simpatia, ma è una persona di altissimo livello. E invece no, cosa si diceva? I 'n ven mai (Non viene mai, ndr). Se uno come Galliani viene una sola volta, vale più di mille lezioni di un mediocre simpatico, che - pur simpatico - rimane un mediocre».

Ricorda quando alcuni anni fa alcuni docenti dell’Accademia posero veto ad una cattedra di scultura ad honorem a Mitoraj?
«Me lo ricordo! Sai cosa avrebbe significato avere Mitoraj?!».

E invece niente..
«Eppure l’Accademia ha avuto “momenti” di grande rilevanza, penso a Antonio Paolucci (nominato presidente dell’Accademia nel ’97, ndr). Fuori da qui le gente non sa di Carrara le cose che sappiamo noi.. Carrara ha ancora risonanza nel mondo. E per valorizzarla bisogna partire da grandi personaggi, bisogna farli innamorare di Carrara, della sua scorza, persino del barista che ti manda a quel paese se gli chiedi di rifarti il caffè».

Com'è questa scorza?
«È una scorza difensiva, è una sorta di conservatorismo.. Anche chi vuol fare, lo frenano, e ti devi proprio mettere nella condizione di far funzionare le cose..».

Cosa si sente di dire ad un giovane artista?
«Io ad un giovane bravo dico di uscire da qui. Dico: "vai a Torino", come ho detto ad una mia ex studentessa in gamba, Sofia Rondelli. Se ha qualche possibilità, dico "vai a Berlino". Un giovane deve avere contatti coi critici d'arte, coi galleristi. Attenzione, però: senza fare troppo salotto, senza perdersi. Genio e sregolatezza stanno insieme rarissimamente, la concezione bohémien dell'artista lasciamola al primo '900 parigino. Bisogna produrre, essere seri, puntuali, se ti chiedono trenta opere per una mostra le devi fare, in certi tempi. Insomma senza troppe distrazioni. Per questo Carrara va bene, l'ovatta che l'avvolge fa sì che non hai distrazioni di sorta, ma va bene per me: la mia città è il mio studio!».

Un grande sorriso e la musica dei Queen che riprende..

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