Il Tirreno

"Ma per cosa abbiamo lottato tanto a Nca?"

Cinzia Carpita
Paolo Pezzica
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Paolo Pezzica

Lo sfogo di un ex operaio: che amarezza vedere quei 40 lavoratori confinati in sala mensa, senza poter fare nulla

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CARRARA. «Cosa ho lottato a fare anni fa, se poi l’occupazione viene trattata così?». Paolo Pezzica, 76 anni, è un ex lavoratore del cantiere navale di Marina. Sa che attualmente ci sono una quarantina di dipendenti che sono stati reintegrati alla fine dello scorso anno, dalla cassa integrazione, ma che, come hanno denunciato i sindacati, non vengono utilizzati dall’azienda (e stanno nell’ex sala mensa), che avrebbe addotto la necessità di corsi di formazione.
Paolo Pezzica racconta di un passato lontano del cantiere, quando lui ci lavorava. Un passato anche allora difficile, di vertenze per salvare i posti di lavoro e lo stabilimento che allora costruiva navi, mentre oggi, privatizzato, realizza mega yacht. Una svolta nata anche questa da una lunga vertenza. Ristrutturato e rimesso a lucido, Nca è oggi una realtà produttiva sul mercato della grande nautica da diporto. Anche se, come ogni azienda, deve fare i conti con la crisi generale. Ma ci sono stati attriti interni fra nuova proprietà e lavoratori, incontri, tentativi di mediazione delle istituzioni. Prese di posizione dei sindacati di categoria. E l’azienda che fa le proprie valutazioni.
Ultimo problema sollevato ha riguardato quei quaranta reintegrati dalla casa integrazione, e non impiegati. Il 23 scorso si è tenuta una sorta di assemblea in strada davanti al cantiere, con i sindacati.
E per questa situazione, il “vecchio” lavoratore del cantiere, Paolo Pezzica, in pensione da tanti anni, racconta la propria amarezza. «Ho lavorato al cantiere per 37 anni. Facemmo quattro mesi di occupazione, scioperi per l’occupazione. Ho dormito sui banconi della mensa durante l’occupazione. Quando andai in pensione c’era la Gepi», soggetto statale che (come poi fece Invitalia) prendeva in carico stabilimenti in crisi per risanarli e rimetterli sul mercato. «Ma per quelle battaglie, per quelle occupazioni della fabbrica, per quegli scioperi per il posto di lavoro – dice Pezzica – alla fine mi sono ritrovato con meno marchette e con la pensione ridotta di sei mesi, e la liquidazione diminuita e frazionata. Oggi prendo mille euro di pensione (ma non è questo che mi interessa) ed ero un operaio di quinto livello, carpentiere in ferro. Oggi non ho più contatti con gli attuali lavoratori, ma penso che stare in fabbrica e non poter svolgere mansioni sia umiliante. Lavoratori in mensa a far nulla. E allora mi domando: il mio sacrificio di allora, per il futuro del cantiere, e per salvare la fabbrica, a cosa è servito? Per cosa ho lottato?».
Il cantiere navale di Marina è cambiato, è stato privatizzato con un percorso e un piano industriale. Tutte cose tecniche che evidentemente all’ex lavoratore non importano quanto invece importa di sapere come stanno i lavoratori di oggi. Quei “40 della sala mensa” come sono stati chiamati. Lavoratori come lo è stato lui tanti anni fa, «fino agli anni Novanta». Pensa a loro, per una sorta di filo della solidarietà che lega nel tempo tutta la classe operaia. «Io non la capisco più questa Italia, e la politica dov’è? Ero nella Uil, ma non sono più iscritto. Non ne voglio più sapere neppure dei sindacati».

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