Il Tirreno

Amministra una società ma lei, 90 anni, non lo sa

Amministra una società ma lei, 90 anni, non lo sa

La singolare carica dell’anziana è emersa durante un’inchiesta per bancarotta La donna è deceduta e non può ricostruire l’accaduto davanti ai giudici

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CARRARA. Lei non c’è più, se n’è andata qualche mese fa: a 90 anni tondi tondi. Così non potrà essere lei a spiegare ai giudici come sono andate le cose, a ricostruire la vicenda o a confermare, in un’aula di tribunale, che di società, fallimenti e libri contabili lei non ne sapeva proprio nulla.

Ebbene sì perché l’anziana era - stando agli atti - l’amministratrice di una società che, dopo aver cambiato numerosi sedi, aveva indirizzo a Carrara. La stranezza di una novantenne che, rampante, si occupa di economia, salta agli occhi degli inquirenti quando la fatidica società fallisce. Siamo nel 2009 e la guardia di finanza si mette al lavoro per ricostruire tutti i passaggi: basta una visura camerale per scoprire che la carica di amministratore la esercita una signora parecchio in là con gli anni. Niente di strano se la donna fosse uno di quegli imprenditori di vecchia generazione che mandano avanti l’azienda di famiglia da decenni, senza mollare mai l’osso. Quella “nonnina”, invece, di imprese non ne sa nulla: agli inquirenti basta guardarla per averne conferma. Si impegnano quindi per ricostruire i passaggi, individuano tre precedenti amministratori (ora a processo) e le società collegate. Si mettono anche a cercare i libri contabili, passano al setaccio i locali affittati a Carrara, ma non trovano nulla. Non riescono quindi a verificare cosa sia accaduto esattamente tanto che ipotizzano che la contabilità non l’abbia mai tenuta nessuno. I tre amministratori, infatti, sono chiamati a rispondere, davanti ai giudici Giovanni Sgambati (presidente del collegio), Elisabetta Congiusta e Sara Farini di bancarotta documentale.

A definire l’importo del fallimento è il curatore: dalle scritture non può dedurlo, quindi, si affida alle richieste avanzate e documentate dai creditori, per una cifra che si aggira intorno ai 4 milioni di euro. E, ieri mattina, in udienza, è proprio il curatore a ripercorrere la vicenda, a ricostruire tutti i passaggi e la ricerca, senza alcun risultato, delle scritture contabili nelle sede di carrara.

La “nonnina”, ignara di aver un ruolo in una società poi fallita, non c’è più e non può contribuire a fare chiarezza sull’argomento sempre che avesse, del tutto lontana dal mondo della finanza, gli strumenti per farlo.

(C.S.)

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