Morte regista, chiesti altri esami tossicologici
Riccardo Bellandi era stato stroncato da un infarto in casa di un amico dopo l’uso di droghe
MONTIGNOSO. Non basta l’autopsia, per vederci chiaro il medico legale Susanna Gamba ha chiesto degli esami aggiuntivi. Il caso è quello della morte del regista teatrale Riccardo Bellandi, ucciso da un infarto nella casa dell’amico a Montignoso probabilmente a causa di un cocktail letale di droghe. Il solo indagato rimane il proprietario dell’abitazione. Ma non è l’unico esito che attendono gli inquirenti, perché da Firenze la polizia postale non ha ancora inviato i tabulati di tutti i messaggi che si sono inviati i due uomini prima dell’incontro che poi è terminato con il decesso di Bellandi.
La difesa del cinquantenne indagato, rappresentata dall’avvocato Dino Del Giudice, nei mesi scorsi aveva consegnato pc, tablet e smartphone agli agenti della squadra mobile nella speranza che si facesse chiarezza alla svelta. In pratica gli inquirenti cercano, soprattutto sul telefonino, conferme di quanto ha raccontato l’amico della vittima. Dall’acquisto degli stupefacenti all’appuntamento che i due si erano dati come altre volte per passare la serata insieme. Tutto registrato dagli sms.
Sono proprio gli esami tossicologici effettuati dal medico Gamba, incaricato dalla procura di eseguire l’autopsia, a essere i più attesi. Al punto che è stato deciso di approfondirli. Anche perché all’esame autoptico avevano partecipato altri due medici legali: Stefano D’Enrico ed Elena Menconi. Il primo tutela il cinquantenne accusato di aver causato il decesso dell’artista con la cessione dello stupefacente, la seconda invece la famiglia della vittima. L’impressione dei periti è che sia stato proprio l’infarto la causa del decesso, ma finché dal laboratorio non giungono i referti ancora nulla si può dire. Per questo l’indagine non è ancora stata chiusa dal pubblico ministero Vito Bertoni.
Il cinquantenne è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di «morte come conseguenza di altro delitto» (articolo 586). Ovvero la cessione dello stupefacente. Più un atto dovuto quello del magistrato che conduce l’inchiesta. Soprattutto perché l’indagato è il proprietario della casa dove è avvenuto il decesso. E dove c’era la droga. Per questo l’immobile era stato sequestrato, costringendo l’uomo ad abitare per alcuni mesi insieme ai propri genitori, che hanno la residenza esattamente al piano di sopra.
Ma la procura, su richiesta dell’avvocato Del Giudice, ha disposto il dissequestro della casa. E così il cinquantenne, anche se ancora provato per quello che è accaduto all’amico, è potuto tornare tra le sue cose. In attesa che polizia postale e medici legali dicano una parola definitiva su una vicenda che ha scosso Montignoso. E non solo, perché Bellandi grazie alla sua attività teatrale era molto conosciuto nel Nord Italia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
