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Edilizia ko, chiudono altre 200 imprese
Cna: se continua così nel 2017 le aziende del settore saranno dimezzate. Nel mirino la crisi economica e lo stop ai piani urbanistici
MASSA. La crisi morde e continua a mietere vittime. Non soltanto famiglie e lavoratori, ma anche imprese. Il settore più colpito è l'edilizia: i soldi non ci sono, le case non si vendono, non si comprano, non si ristrutturano. E meno che mai - complice anche lo stop ai piani urbanistici - si costruiscono. Sono oltre 200, stando ai dati di Cna relativi al 2013, le imprese del settore costruzioni chiuse in un anno.
E anche nel terzo semestre dell’anno appena concluso (ultimo dato a disposizione) la tendenza si conferma negativa. Si tratta di piccoli imprenditori edili ed impiantisti che non sono riusciti più ad andare avanti. I dari dell’Istituto di Studi e Ricerca della Camera di Commercio e di Infocamere parlano chiaro: le famiglie, scoraggiate, rinunciano anche ai piccoli interventi di ristrutturazione. Se a ciò si aggiunge il crollo del mercato del mattone entro un quinquennio - è la previsione di Cna - il numero complessivo delle imprese di costruzioni regolarmente registrate potrebbe dimezzarsi: delle 2.700 imprese attualmente registrate, nel 2020 potrebbero rimanerne poco più di 1.000. "Il quadro – spiega Stefano Gatti, Presidente Cna Edilizia – è molto negativo. Non vediamo segnali di ripresa. L’assenza degli strumenti urbanistici dei principali comuni non è sicuramente un incentivo agli investimenti, e le recenti novità introdotte dal Governo non ci aiuteranno di certo ad invertire il trend”.
Nel mirino di Cna, oltre ai piani urbanistici “parcheggiati con le quattro frecce” e per cui chiede alle amministrazioni comuni un’accelerazione dei processi di definizione ed approvazione, l’aumento dal 4% all’8% della ritenuta che banche e Poste Italiane fanno sui bonifici di pagamento degli interventi incentivati di ristrutturazione edile e di efficientamento energetico degli edifici ed all’aumento dal 10% al 22% dell’IVA sul pellet. “Misure che – sottolinea ancora Gatti - ci penalizzano e restringono la nostra capacità di sopravvivenza che è sempre più limitata”. Ma non sono le uniche tecniche varate dal Governo. “Su questi temi organizzeremo presto un incontro con le aziende – apre un altro fronte Paolo Bedini, Presidente Provinciale Cna – perché si tratta di misure che avranno un potere invasivo molto elevato per la nostra quotidianità”.
E poi c’è tutta la questione legata al credito e alla difficoltà di recuperare i crediti che le imprese vantano nei confronti dei committenti: “Questo è un capitolo su cui, da tempo, ci stiamo battendo. Abbiamo studiato anche strumenti, come una forma di contratto speciale di tutela per entrambi le parti, ma la verità è che serve un cambio culturale. Non possiamo pensare di andare avanti, guardare nel futuro, se la regola è quella del più furbo. La regola dovrebbe essere quella della serietà e della chiarezza tra le parti. La statistica non è dalla nostra parte: le imprese che finiscono nel tritacarne delle contestazioni nella metà dei casi non riescono ad ottenere quello che gli spetta”.
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