Il Tirreno

Carabiniere rubava in una ditta di marmo, dovrà risarcire 12.000 euro

Il piazzale della Adolfo Forti (foto d'archivio)
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Il piazzale della Adolfo Forti (foto d'archivio)

L'ex appuntato (allontanato subito dall'Arma) era stato incastrato dalle telecamere a circuito chiuso

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CARRARA. Indossava (all'epoca dei fatti) la divisa di carabiniere. Ma era lui l'autore di una sere di furti messi a segno, negli anni Duemila, in un'azienda di marmo molto famosa nel comparto apuano, la Adolfo Forti.
Una storia delicata per la quale, in sede civile il giudice ha condannato l'ex appuntato Mauro Tremiti - questo il nome del carabiniere finito sott’accusa - a risarcire con oltre dodicimila euro la ditta Forti, nella persona del suo amministratore Paolo Forti (assistito dall'avvocato Andrea Milanta) per il danno subito, e non solo a livello patrimoniale.
È questo l'epilogo in sede civile, davanti al giudice Elisa Pinna, di una vicenda che risale a qualche anno fa e che, all’epoca dei fatti suscitò grande scalpore.
I furti nell’azienda del lapideo andavano avanti ormai da tempo. Nella ditta di marmo Adolfo Forti, erano spariti computer, tastiere, perfino una ventiquattrore piena di documenti. E il tutto avveniva di notte. In un periodo quasi ogni notte.
Una situazione che aveva creato un clima di sospetto in azienda, dal momento che i furti avvenivano senza alcuna attività di scasso. Senza cioè che ci fossero effrazioni. E questo non faceva che alimentare, all’intero degli uffici, un clima pesante, in cui tutti finivano nell’elenco dei sospetti.
Proprio per evitare che questo stato di cose perdurasse, l'allora amministratore dell'azienda, Paolo Forti, aveva deciso di porre fine alla cosa installando delle telecamere a circuito chiuso per scoprire chi entrava negli uffici e faceva razzia di computer e documenti.
Ma proprio dalle riprese a circuito chiuso (siamo nel 2005) venne fuori la brutta sorpresa: l'autore dei furti che avevano messo in subbuglio un’intera azienda, era un appuntato dei carabinieri. Le immagini non lasciavano spazio a dubbi. Si vedeva chiaramente l’autore dei furti intento a portare via i pc dagli uffici.
A quel punto, grazie a un'azione di concerto fra carabinieri e questura, l'appuntato venne arrestato in flagrante e ammise le sue responsabilità relativamente all'asportazione di materiale digitale e informatico che, subito dopo venne sequestrata nella sua abitazione.
La responsabilità penale l'appuntato (nel frattempo allontanato dall'Arma) è stata sancita nel febbraio del 2006 con un decreto penale a cui non è stata fatta opposizione.
Ma la vicenda ha avuto il proseguo anche in sede civile. E, in questo caso, il giudice ha evidenziato i danni subiti, a livello patrimoniale (calcolando anche le spese sostenute dall'azienda per installare le telecamere a circuito chiuso e per assoldare una società di investigazione) . E quelli a livello non patrimoniale che attengono alla situazione di tensione che si era creata, a suo tempo, proprio all'interno dell'azienda.
Da qui la sentenza di condanna nei confronti dell'ormai ex carabiniere Mauro Tremiti al pagamento di 12.051 euro per il danno subito. E al pagamento delle spese pro

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