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Scoppio metanodotto di Tresana Snam avvia trattative per i danni

Scoppio metanodotto di Tresana Snam avvia trattative per i danni

Nuovo rinvio in Tribunale per la costituzione delle parti civili, udienza fissata al prossimo 16 febbraio L’esplosione della centralina di Mulino causò un morto, una decina di feriti e la distruzione di case

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TRESANA. Di nuovo rinviata la costituzione delle parti civili per l’esplosione del metanodotto di Mulino, avvenuta esattamente tre anni fa, il 18 gennaio 2012.

A causa di due difetti di notifica, il gip Antonia Aracri ha fissato al 16 febbraio la prossima udienza.

Ma la notizia che è trapelata nelle aule di Tribunale è che la Snam, titolare della centralina del gas la cui esplosione causò un morto e una decina di ustionati, ha avviato trattative con le parti coinvolte, tra cui la famiglia Amadei.

Ed è proprio il legale che rappresenta gli Amadei, l’avvocato Fabio Sportelli del Foro di Venezia, a sottolineare questo nuovo fatto che potrebbe dare una svolta.

Infatti, dopo un iniziale silenzio, come aveva fatto riferimento Monica Amadei, la Snam ha avviato trattative anche con le parti danneggiate, dopo aver in precedenza risarcito il Comune di Tresana per i danno d’immagine.

Il 18 gennaio di tre anni fa avvenne l’esplosione della centralina del metanodotto Snam nella località Mulino, precisamente a Baltrina.

Pesante il bilancio, in termini umani ed economici: un morto, una decina di persone gravemente ustionate, una dozzina di case distrutte dall’eplosione o seriamente lesionate, auto e mezzi agricoli arsi alla vampata di fuoco, così come molti animali domestici e da allevamento presenti nella zona.

Erano da poco trascorse le 14 e un gruppo di operai stava lavorando con un escavatore alla centralina del gasdotto che si trovava proprio nel mezzo del gruppo di case, da anni posizionata in quel punto.

Avvenne un lampo, seguito dopo una frazione di secondo da un enorme boato avvertito in gran parte della Lunigiana. Poi le fiamme altissime, visibili da chilometri di distanza.

In un primo tempo si sparse la voce che era precipitato un elicottero.

Sul posto arrivarono in breve ambulanze e mezzi dei vigili del fuoco, seguiti a ruota da quelli delle forze dell’ordine.

Terribile la scena che si presentò ai loro occhi: un grande cratere era sorto dove c’era il cantiere con gli operai al lavoro, uno dei quali, il 22enne bulgaro Giorgio Dimitrov, morì circa un mese dopo all’ospedale Sant’Eugenio di Roma dove era stato ricoverato con gravissime ustioni.

Il ragazzo era stato in un primo momento trasportato all’ospedale di Cisanello, a Pisa.

Anche Monica Amadei e la mamma, Maria Santini, rimasero ustionate, però in maniera meno grave. Per loro si rese necessario il trasporto all’ospedale ustionati Villa Scassi di Sampierdarena (Genova).

Fabrizio Palagi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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