"Gli ho detto di no e lui mi ha massacrato"
In tribunale il racconto drammatico di una donna che ha accusato un amico quarantenne di violenza sessuale e lesioni
MASSA. Erano amici. E si frequentavano, o meglio lui andava spesso a trovarla nel locale in cui lei lavorava. C’era andato anche l’ultimo dell’anno del 2013. Un mese e mezzo dopo, secondo quanto denunciato dalla ragazza, l’uomo, un quarantenne di Massa, l’avrebbe picchiata a sangue e usato nei suoi confronti violenza sessuale. «Lui voleva venire con me, io no: si è arrabbiato e mi ha massacrato».
Questo il racconto drammatico della donna, parte civile (assistita dall’avvocato Cucurnia) nel processo che si è aperto davanti al giudice Giovanni Sgmbati. Sotto accusa per lesioni e violenza sessuale un quarantenne di Massa (difeso dall’avvocato Enzo Frediani). I fatti risalgono al febbraio di un anno fa. «Il giorno del mio compleanno - ha raccontato la donna al giudice - ero andata a cena con un’amica in centro a Massa.
Poi a Marina, in un pub dove ho incontrato quello che per me era solo un amico, non abbiamo mai avuto una relazione. Ha cominciato a seguirmi con lo sguardo. Poi, una volta fuori dal locale, mi ha preso le chiavi della macchina costringendomi ad accompagnarlo a casa. Ma sul viale a mare ha tirato il freno a mano. Mi ha preso per i capelli e a cazzotti. Poi mi ha incastrato fra i sedili dell’auto e mi ha immobilizzato salendomi a cavalcioni. Mi premeva le ginocchia sul petto, si è aggrappato al reggiseno e ha cercato di tirarmi giù i n pantaloni. Mi ha strappato le mutandine, toccandomi le parti intime».
E ha proseguito: «Sono riuscita a scappare infilandole le dita negli occhi. Ma lui mi ha riacciuffato. Si è messo alla guida della macchina e mi ha portato fino a San Carlo. Qui si è fermato alla fontanina, mi ha fatto sciacquare il viso pieno di sangue e poi mi ridato le chiavi dell’auto. Siamo tornati a Massa, l’ho lasciato davanti all’obitorio e io sono andata a casa. Stavo malissimo: la mattina dopo ho chiamato il 118 e sono andata in ospedale». La giovane intono alle 5, ha inviato alcuni messaggi, con la foto del suo volto tumefatto, ad alcuni amici (sentiti come testimoni) che la mattina presto si sono precipitati a casa sua e hanno atteso con lei l’arrivo dell’ambulanza.
Una vicenda che, ha riferito la donna, l’ha traumatizzata: tanto che è stata seguita da una psicologa e ha frequentato un corso di difesa personale: «Ora quando esco mi guardo sempre alle spalle». La difesa, nel corso del contro esame ha messo agli atti tutta la trascrizione di una serie di sms che la ragazza avrebbe inviato al quarantenne la sera stessa, prima dell’episodio finito al centro del processo. E ha ricordato che il suo assistito si era offerto di accompagnare la giovane in ospedale. <QM>
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