Il presidio
Cermec, il costo dei rifiuti sale e il Comune ristanzia soldi
Nonostante la nuova gestione, sfumano gli obiettivi del concordato preventivo e la Giunta Volpi deve fare i conti con un spesa imprevista di 240.000 euro in più
CARRARA. Non bastavano sette milioni e 800.000 euro stanziati nel 2014 dal comune di Massa per la gestione dell’impianto di rifiuti del Cermec. La Giunta Volpi apre dinuovo la cassaforte e tira fuori altri 240.000 euro. Altroché pozzo senza fondo.
Il problema – per cui gli amministratori comunali hanno dovuto rimettere fuori soldi – è che il Cermec non macina un quantitativo sufficiente di rifiuti. Non è produttivo. Non è efficiente. Ecco perché portarci l’immondizia dei nostri cassonetti – per farla trattare e poi mandarla in discarica, catena che la norma ormai impone – costa come il fiume ai lucchesi.
Da quest’anno però il Cermec potrebbe migliorare le sue performance: la Regione (leggi box accanto) ha stabilito che arriveranno qui – da altri comuni della Toscana, da Pontedera, ad esempio – un po’ di rifiuti. È un modo per far lavorare il Cermec che si sta assicurando anche un po’ di pattume ligure (oltre a quello spezzino). Detta così non sembra, ma, economicamente parlando, invece, è una bella notizia. Cerchiamo però di capire come ci si è chiusi in questo cul-de-sac.
Ricordiamo quando il Cermec stava per andare in default? Era il 2011 quando si ricorse al concordato preventivo per evitare il fallimento. Ebbene, nel 2011 «per ottenere dal Tribunale il via libera al concordato preventivo – spiega Giovanni Rutili, assessore alle finanze del comune di Massa – abbiamo fatto un piano con certi obiettivi di redditività». Ad esempio, quantitativo x di rifiuti da trattare, lavorati con la tariffa y .. e così via. Obiettivi che non sono stati mai raggiunti. Sostanzialmente perché il Cermec ha sempre ricevuto e trattato per lo più solo i rifiuti dei comuni di Massa e Carrara.
Per essere un’impresa che macina non dovrebbe lavorare solo i rifiuti dei due comuni che lo partecipano (entrambi detengono una quota di poco inferiore al 50% e poi c’è una porzione residuale in mano alla Provincia). Che poi è un gatto che si mangia la coda: gli impianti del Cermec sono sotto-utilizzati, le tariffe per portarci i rifiuti di conseguenza aumentano e i comuni “proprietari” – Massa e Carrara – si dissanguano.
Rutili dice che ci si è già mossi nella direzione giusta: «Nel 2013 – spiega – la tariffa che il Comune paga al Cermec è scesa da 170 euro a tonnellata a 160 euro a tonnellata (44mila tonnellate di rifiuti è quanto annualmente Massa porta al Cermec svuotando i cassonetti cittadini). E questo grazie alla convenzione siglata con Spezia», che porta un po’ della sua immondizia al Cermec. «Questa convenzione – spiega Rutili – ci ha permesso di calmierare il pur doloroso incremento Tares».
Veniamo al 2014 e al perché è stato necessario tirar fuori altri soldi. Il Cermec è specializzato nel trattamento dei rifiuti prima del conferimento in discarica (li fa saltellare e ci toglie la parte umida). Nel 2014 la Regione Toscana – recependo una circolare del ministro Orlando – stabilisce che diventa obbligatorio il passaggio dei rifiuti da un impianto di trattamento prima di gettarli in discarica. Per il Cermec si apre un mercato.
Il problema è «che quando a luglio abbiamo chiuso il bilancio di previsione – spiega Rutili – pensavamo che la prescrizione della Regione entrasse in vigore da agosto, e invece il decreto di attuazione Orlando è arrivato ad ottobre. Quel risparmio ipotizzato non c’è stato e quindi abbiamo dovuto integrare con 240.000 euro, copertura che abbiamo individuato a novembre, con l’assestamento di bilancio».
Una diminuzione delle tariffe in base a cui i comuni apuani pagano il trattamento dell’immondizia dovrebbe arrivare da un piano dei flussi dei rifiuti messo a punto dalla Regione: al Cermec sarebbero garantiti quantitativi in arrivo dal bacino dell’azienda pubblico-privata Geofor (Pisa/Pontedera) ma anche da Genova, grazie ad un nuovo accordo non ancora però formalizzato.
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