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Scandalo Asl, Fi attacca ancora Enrico Rossi
«È evidente: la sentenza di assoluzione di Delvino chiama in causa le responsabilità del presidente»
MASSA CARRARA. C’è ancora la “macchia” del maxi buco dell’Asl apuana a sporcare l’immagine di Enrico Rossi. Un ostacolo nella sua corsa alla ricandidatura a presidente della Regione Toscana che le opposizioni stanno cercando di utilizzare a loro vantaggio. «Non per impicciarci dei fatti di casa d'altri, ma al momento su un Rossi nel ruolo di candidato avversario noi ci metteremmo la firma, quindi siamo tutti contenti: noi, Parrini e Rossi». Così, ad esempio,, scrivono i consiglieri regionali di Forza Italia Stefano Mugnai e Jacopo Ferri ribattendo al coordinatore regionale del Pd Dario Parrini che ha ingaggiato un botta e risposta con gli esponenti azzurri sulla vicenda giudiziaria legata al crac della Asl 1 di Massa Carrara . Per Parrini, i contenuti delle motivazioni della sentenza di assoluzione dell'ex direttore generale Antonio Delvino non intaccheranno in alcun modo il percorso di ricandidatura di Enrico Rossi alla presidenza della Regione. Forza Italia, dicono sornioni Mugnai e Ferri, oggi come oggi ci spera: «Se quanto afferma Parrini si concretizzasse - commentano - per noi no problem, ci sta benissimo. Potendo sceglierci un avversario, oggi noi stessi sceglieremmo Rossi per evidenti motivi».
Occhio però a minimizzare quanto emerso in queste ore, fanno notare gli esponenti azzurri al coordinatore regionale del Pd, perché: «è vero, le motivazioni riguardano la sentenza con cui si dichiara l'innocenza dell'ex dg rispetto alle responsabilità sul buco nei bilanci dell'Asl di Massa, ma proprio per questo - osservano - dovrebbe far riflettere il fatto che in quelle motivazioni si faccia quasi più frequentemente riferimento a Rossi che al destinatario di quella sentenza, cioè Delvino». In proposito, Ferri e Mugnai citano alcuni passaggi della sentenza Delvino in cui si chiarisce che la ripartizione del Fondo ordinario di Gestione “non rispecchiava neppure i criteri definiti dalla legge, ma era motivata da scelte politiche ispirate da una logica del tutto diversa e caratterizzate dall'esigenza di "dare un colpetto" a questo o a quell'altro bilancio... in tal modo la Regione mantenendo la Sanità in pareggio e rimediando ai problemi di liquidità dell'Asl di Massa con significative anticipazioni di cassa, aveva potuto mantenere al minimo le addizionali regionali, continuando a palesare l'immagine di una Regione virtuosa da sfruttare sotto il profilo politico...».
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