Il Tirreno

Due aziende chiedono spazio nella zona industriale

Giovanna Mezzana
La zona industriale di Massa
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La zona industriale di Massa

La Maxi Italia (meccanica) e la B Cube (logistica) pronte a investire a Massa e a creare nuova occupazione

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MASSA. Adesso ci sono i nomi. Nomi di aziende – extra apuane – che vogliono investire nel nostro territorio. Che puntano ad insediarsi nella zona industriale a cavallo tra Massa e Carrara. Siamo appetibili, sì: possiamo dirlo a ragion veduta. Si chiamano Maxi Italia e B Cube. Una è toscana, l'altra piemontese. Meccanica e logistica. Entrambe queste aziende sono a caccia di aree industriali che possano soddisfare le loro esigenze d’impresa. Le cercano qui. Ce lo rivela Giuseppe Baccioli, presidente di Confindustria Massa Carrara, che è convinto che queste aziende porteranno sotto le Apuane anche occupazione: «...ovviamente – sono le sue parole – queste inziative sono collegate direttamente alla creazione di nuovi posti di lavoro».
Se la ricerca di lotti industriali desse buon esito, per Massa Carrara sarebbe un buon inizio d'anno. Non sarebbero più solo chiacchiere. Ne abbiamo fin sopra i capelli di rumor che indicano sedicenti investitori stranieri pronti a sbarcare qui: la voce di quelli che avrebbero voluto/potuto comprarsi ad esempio la Eaton (siamo ai tempi della Giunta Pucci) ha fatto storia (locale) e dal terreno, arido, non è spuntato neppure un germoglio.
Parliamo con Baccioli. È lui a rivelarci queste novità: «La Maxi Italia di Firenze, settore meccanico – dice il presidente degli Industriali – vorrebbe acquistare 6.000 metri quadrati coperti. La B Cube (ha sede a Coniolo, in provincia di Alessandria, ndr) che opera nel comparto della logistica è invece alla ricerca di 15.000 mq coperti e 30.000 mq scoperti».
A quanto pare, queste aziende non le ha chiamate nessuno. A scopo di spot (pre-elettoreale, elettorale, politico..) come a quelli a cui tante volte abbiamo assistito. Speriamo sia la volta buona, speriamo sia un inizio. «Il fatto che siano loro a cercarci – aggiunge Baccioli – ci dà la cifra della nostra appetibilità». Di aree – comprese quelle lottizzate a vanvera e/o occupate da capannoni dismessi – siamo pieni. «Una certa disponibilità di aree effettivamente c’è – osserva il presidente degli industriali – si tratta di poterle svincolare» cioè di toglierle da sotto la spada di Damocle delle bonifiche. Si torna sempre lì.
 

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