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«Non porto rancore, ma secondo me Rossi non si può candidare»

«Non porto rancore, ma secondo me Rossi non si può candidare»

L’ex manager dell’Asl1 Delvino sorride dopo le motivazioni «Il sistema Toscana era eccellente, ma costava tanti soldi»

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MASSA. «Ho un’amarezza infinita, la mia è stata un’odissea lunga quattro anni. Io prima di questa vicenda non conoscevo un tribunale, invece ho dovuto dimostrare che con il buco dell’Asl non avevo nulla a che fare e che il mio licenziamento era ingiusto. Mi hanno dato ragione cinque giudici, mica uno. Eppure sono stato arrestato e ho dovuto chiedere al riesame di rimettermi in libertà. E sono innocente, ha capito? Io sono innocente, come avevo detto fin dal primo momento, anche se capisco che l’autorevolezza della procura e del governatore Enrico Rossi non poteva essere messa in discussione». Il peso se lo era già tolto diversi mesi fa Antonio Delvino, l’ex direttore generale dell’Asl1 di Massa Carrara assolto nel processo sul buco di bilancio dell’azienda sanitaria. Ma con le motivazioni oltre a togliersi il peso si sta prendendo una rivincita. «Mi pare che il giudice dica chiaramente che l’unico ad avere vantaggio dai bilanci in ordine fosse Rossi e tutto per una questione politica, per dimostrare che il sistema sanitario toscano era il più efficiente di tutti. Non lo era perché le eccellenze ci sono ma costano denaro, quindi bastava dire che si pensava più alla salute dei cittadini invece che ai conti. Ma certo nella terra di Machiavelli le cose non vanno per logica».

Poi un plauso al giudice che lo ha assolto, Alessia Solombrino: «Ha studiato il sistema, non ha soltanto guardato la nostra memoria difensiva. Devo dirle brava, perché le sue conclusioni sono di un acume giuridico notevole. Anche se la prima mazzata al castello di carta costruito dagli inquirenti per mettermi in difficoltà era già stato spazzato via dal riesame di Genova, due settimane dopo il mio arresto».

Delvino, nonostante un leggero stato influenzale, è contento: «Lavoro nella mia città (Bari), ma sono ancora iscritto nell’albo dei direttori generali della Toscana, basterebbe una chiamata per farmi tornare dalle vostre parti. Ma sono pronto a scommettere che questo non accadrà mai. Del resto neppure dopo l’assoluzione ho ricevuto attestati di stima, neppure una parvenza di scuse. Solo una telefonata, ma non dal governatore Rossi. Non sono rancoroso, non lo sono per indole: però se è vero quello che dice il giudice Solombrino come fa un politico del genere a ricandidarsi? Contro di me sono state dette cose terribili, ho subito e adesso sto trovando la pace che avevo perduto. Ma mi pare chiaro che questa storia per me non finisce qui». (D.D.)

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