Il Tirreno

Arte

La leggerezza di Gigi Guadagnucci si posa su Villa Rinchiostra

Giovanna Mezzana
Gigi Guadagnucci
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Gigi Guadagnucci

Viaggio tra le opere dell'esposizione permanente appena inaugurata. È la prima tappa di quella che sarà la Casa-Museo dedicata al Grande Maestro, pronta per aprile quando cadrà il centenario della nascita dello scultore massese

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MASSA. Gigi Guadagnucci avrebbe detto «Finalmente». Finalmente un desiderio – un progetto – si è avverato. Era il 1993 quando lo scultore massese – al Castello Malaspina per la prima retrospettiva a lui dedicata – raccolse con entusiasmo la proposta dell’amico, estimatore e curatore della sua arte, Massimo Bertozzi: «Gigi, dobbiamo fare un museo con le tue opere». Dove? Al Castello Malaspina, è la prima idea che viene fuori; poi questa location – che preoccupava non poco lo scultore dei fiori di marmo – sfumerà a vantaggio di Villa Rinchiostra, la cui ristrutturazione negli anni sarà dal Comune completata.

A distanza di più di due decenni da quell’idea buttata lì, apre il museo dedicato all’arte di Guadagnucci, lo scultore massese per antonomasia. È stato inaugurato a Villa Rinchiostra il 23 dicembre. Guadagnucci non l’ha visto – è scomparso nel settembre 2013, all’età di 98 anni – ma c’è chi è certo che ne sarebbe stato entusiasta. Primo perché “le prove” nelle stanze di Villa Rinchiostra le aveva già fatte. Secondo perché le sue opere sono “buttate” su lunghi banconi: accumulate, come piaceva a lui; terzo perché sono molto illuminate e Guadagnucci per la luce che batte sulla scultura aveva una fissazione. Racconta Bertozzi che lo scultore di Castagnetola diceva sempre: «Se Constantin Brâncuși (il romeno che ha rivoluzionato il mondo della scultura nella prima parte del Novecento, ndr)  – rifiutò la Biennale di Venezia perché le sue sculture non erano illuminate come voleva … qualcosa potrò rifiutare pure io, o no?». La sua verve – che l’ha accompagnato abbondantemente oltre la soglia dei 90 anni – era incontenibile.

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La sua storia la conoscono in molti. È il 1936, Mussolini legava indissolubilmente le sorti dell’Italia alla Germania hitleriana, proclamava la costituzione dell’impero di Etiopia,  e Guadagnucci, dai monti apuani, partiva per Grenoble. È un autodidatta. La guerra però interrompe la sua formazione artistica. Entra nella Legione straniera. Poi la Resistenza. Il conflitto mondiale termina, e lui – non prima di aver allestito a Firenze alla Casa di Dante la sua prima mostra di disegni – si stabilisce a Parigi: è il 1953. Passa qualche anno e alla fine degli anni Cinquanta il mondo dell’arte lo scopre. Una facile scoperta: la presenza di Guadagnucci alle principali manifestazioni dell’arte diventa abitudine. Dalla metà degli anni ’60 torna a vivere a Massa, a due passi dalle cave di marmo, il ventre della sua materia prima; continua però a frequentare il suo studio di Montparnasse. Le sue sculture monumentali sono in molte città francesi – Marsiglia, Cannes, Grenoble – ha scolpito per il palazzo del sultano del Brunei, per l’Hilton di Tokyo…

Per la sua frequentazione parigina – e per essere tornato nella sua città natale – dobbiamo ringraziarlo. A Massa Guadagnucci non ha portato/lasciato solo la Grande Arte. Ha attratto. Contaminato. E rimescolato. Come fa un soffio d’aria che mixa pollini e dà vita a piante e fiori fuori dall’ordinario: non a caso una delle opere più importanti della collezione di Villa Rinchiostra si chiama “Germination”... Guadagnucci ha trasferito qui un dna di quel crogiolo parigino in cui lui aveva vissuto gli anni della giovinezza prima del ritorno in loco. Pensiamo a Cardenas, a Alicia Penalba, Poncet, Cesar, Maria Papa..

Lo scultore della leggerezza, che scava il marmo – lo Statuario, il Bianco P.. – e si ferma un attimo prima che si crepi, come in una gara di virtuosismo giocato tra la mano dell’artista e la pietra. Lo scultore dei fiori di marmo. Della vita che germoglia: Germination. Della femminilità che prima ha le rotondità degli animali – come nella scultura Leda e il Cigno – e poi quelle di un fiore. 

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Quello che è stato inaugurato a Villa Rinchiostra è la prima tappa – qualcosa è ancora da concludere, come l’aggiunta dei titoli delle opere … che ancora mancano – di quella che sarà un’esposizione permanente, un museo, appunto, dedicato allo scultore massese. Alla seconda tappa si arriverà ad aprile, quando ricorrerà il centenario della nascita di Guadagnucci. Per ora il percorso è visitabile il sabato e la domenica pomeriggio. Una trentina di opere a cui oggi si toglie il velo. Il Grande Maestro le donò alla città. E sua moglie, dopo la scomparsa di lui, ha confermato il desiderio che quelle opere costituissero un patrimonio pubblico.

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