Il Tirreno

Maiali in paese, multato il proprietario

di Cinzia Carpita
Maiali in paese, multato il proprietario

L’Imprenditore si sfoga con le istituzioni: troppe difficoltà, mi viene voglia di ridurre drasticamente la mia attività

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FILATTIERA. Una ventina di residenti nella frazione di Gigliana. E’ stato forse qualcuno di loro, o abitanti di altre zone del comune di Filattiera, a segnalare la presenza di animali da pascolo nelle vie del paese? Oppure lo hanno constatato i vigili urbani durante controlli nel territorio? Fatto sta che proprio la Polizia Municipale della Lunigiana ha multato Pier Paolo Piagneri, 51 anni, proprietario di quegli animali, per la precisione maiali. Lui è un allevatore, titolare dell’azienda agricola, “Naturalmente Lunigiana” a Filattiera. Non contesta la sanzione, ma ha scritto al sindaco Annalisa Folloni, e alla Coldiretti, al consigliere regionale Loris Rossetti, al presidente dell’Unione Comuni Montana Lunigiana. Per chiedere in sostanza cosa deve fare chi alleva bestiame allo stato brado, come fa lui, sul territorio lunigianese, considerando che i suoi allevamenti sono recintati ed elittrificati (ovviamente a bassissima tensione), ma che per motivi vari indipendenti dalla sua volontà, gli animali a volte escono. «Un tempo c’erano i cartelli stradali che inducevano gli automobilisti a prestare attenzione all’eventuale presenza di animali al pascolo che potevano essere sulla sede stradale».

Viste le difficoltà attuali, Piagneri teme di dover ridimensionare la propria attività di allevamento di bovini, suini e bufali. E conseguentemente gli addetti all’azienda che oggi sono sei. Si firma “un povero, un po’ deluso, contadino”. Prima era promotore finanziario. Nel 1996 abbandonò il suo ufficio, e creò l’azienda agricola e fattoria «Naturalmente Lunigiana», a Gigliana; e ha un caseificio, un salumificio, e una macellerie sulla statale di Scorcetoli.

La voglia di stare a contatto con la natura, l’ha ereditata dal nonno da cui ha preso anche il nome, Pierpaolo. Quel nonno che lasciò il ristorante che aveva aperto a Londra negli anni ’30, per tornare nella terra di Lunigiana, dove c’erano le sue radici. Il nipote, ha fatto lo stesso: imparando a coltivare ed allevare, come avevano fatto i suoi antenati.

Oggi l’azienda agricola Naturalmente Lunigiana ha un proprio sito dove informa che gli «animali della fattoria crescono in spazi aperti, lontani dall’inquinamento della pianura. Sono nutriti in modo genuino e vengono accuditi secondo le necessità di ogni specie allevata (ovini, suini, bovini, pollame). Ed è proprio grazie a questi animali che Pierpaolo e il suo staff, seguendo le antiche ricette pontremolesi e lunigianesi, producono quotidianamente formaggi, salumi, e carni di qualità».

Nel negozio, si trovano anche altri prodotti tipici della Lunigiana.

Pier Paolo ha una sua filosofia quando racconta sul sito che «La fattoria Naturalmente Lunigiana esiste grazie alla collaborazione di più specie»: esseri umani, animali fra cani, gatti, bufali, suini, bovini, polli, conigli, asini.

Ma qualcuno degli animali, a volte esce dal pascolo, sebbene recintato, e finisce nelle vie di paese, come è capitato ai suini. E così è scattata la contravvenzione. «La prima in vita mia, – racconta – e di 120 euro. Ineccepibile il comportamento degli agenti che hanno redatto il verbale secondo le norme vigenti», ma, aggiunge Piagneri, rivolgendosi al sindaco e agli altri soggetti a cui ha scritto: «vorrei sapere da Lei quali sono le intenzioni politiche dell’Ente verso gli allevamenti di bestiame allo stato brado sul territorio lunigianese». «I miei non sono animali pericolosi, e capisco che se ci sono state lamentele di qualche abitante della zona, erano legittime. Ma può capitare che qualche animale esca dai recinti nonostante tutti i miei controlli. Spesso tali uscite sono provocate da terze persone. Furto di due apparecchi elettrici a Lusignana, taglio della recinzione in più punti a Monte Bosta, incursioni, ingiustificate da parte di cacciatori al cinghiale in località Gigliana, con abbattimento casuale di suini grigi del mio allevamento. Tali fuoriuscite degli animali hanno anche provocato danni a vicini, tra l'altro subito risarciti con l'intervento della mia assicurazione per la responsabilità civile e direttamente (una gallina smarrita di razza tedesca, per l20 euro)».

«Tempo fa una mucca era uscita dal recinto, e aveva partorito un vitello: con il vitellino ancora traballante se ne stava tornando “a casa” lungo una via vicino a Gigliana. Hanno chiamato vigili del fuoco, protezione animali, carabinieri. La mucca era tranquilla. Ho spiegato la faccendo e non c’è stata alcuna multa. Qua non ci sono autostrade o strade di grande traffico, solo vie di paesi, e a Gigliana attualmente saremo in 15 ad abitarci. Più tre macchine». Forse farà ricorso alla contravvenzione (dove c’è scritto che è nato a Pontremoli, «ma perché mia mamma mi ha partorito all’ospedale, però io sono di Zeri»). «Però il problema non è la multa. Vorrei capire dalle istituzioni se ancora vale la pena di allevare bestiame e svolgere un’attività di questo tipo. Io mi alzo tutte le mattine alle 5,30 e sto in piedi fino a mezzanotte, non mi fermo mai. Con i miei sei dipendenti, sono in pista tutto il giorno, senza riposi festivi. Ho lavorato anche a Natale».

Nella lettera al sindaco e agli altri destinatari, scrive anche: «A me è stato chiesto di dare un segnale, certo se questo segnale deve essere che gli animali non possano più circolare e quindi a volte sporcare le strade, se non è più possibile concimare i prati, se in caso di necessità non è più possibile scaricare il fieno in una piazza pubblica per pochi giorni senza intralciare il traffico, visto che la mia stalla non è raggiungibile con un camion, se in sostanza la presenza di una azienda agricola dà fastidio perchè giornalmente cerca di resistere, allora l'unica strada è quella di un drastico ridimensionamento. Spesso questo pensiero mi è venuto, ma ora si sta fortemente rafforzando. Stando così le cose, per vivere meglio, non dare troppo fastidio e soprattutto per non ritrovarmi ancora per l'ennesimo Natale a lavorare lontano dalla mia famiglia, sto pensando di ridurre drasticamente gli animali e conseguentemente gli addetti all'azienda che oggi sono sei. Mi scusi – dice la sindaco - per questo mio amaro sfogo, ma spesso gli aiuti che si cercano per svolgere un'attività così dura e poco gratificante, non sono solo di natura economica, ma si cerca il riconoscimento di un ruolo importante per l'economia e la salvaguardia di un territorio sempre più disastrato ed abbandonato». A questi punti, tornerebbe a fare il promotore finanziario? Nonostante tutto, preferisce stare con i suoi ottantacinque suini, quaranta bovini, quindici bufali, cento polli, quaranta conigli, sei asini, due cani e qualche gatto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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