Il Tirreno

L'appello

Il Natale degli ex Fermet: «Un regalo? Noi da Renzi»

Giovanna Mezzana
Renzo Puntelli e Pierluigi Giaiacopi
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Renzo Puntelli e Pierluigi Giaiacopi

Alcuni dipendenti del Gruppo spediscono un invito al premier. Vorrebbero raccontargli la loro storia di cinquantenni senza lavoro e senza prospettive: «Non riusciamo più a guardare in faccia mogli e figli».

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MASSA. Il regalo di Natale che chiedono è un incontro con il premier Renzi. È un desiderata, sì, ma è soprattutto un appello. È lanciato dai dipendenti di Fermet. Loro sono a casa – a più di 50 anni di età – dopo anni di lavoro. Colpa del naufragio di quella che – qualche anno fa – era una delle aziende-orgoglio dell’industria apuana: da due-trecento milioni di euro di giro d'affari, per intenderci.

Parla chi per anni ha lavorato fianco-a-fianco con Alberto Ricciardi, l'imprenditore del Gruppo Fermet. Parla chi con l'arrivo di Ricciardi sulle ceneri di Italcementi pensava di aver scongiurato il peggio, tant'è che dal Signore massese del ferro era stato riassunto.

Settantaquattro famiglie in bilico. Senza uno straccio di speranza. Per loro il Natale non è festa ma supplizio. Ricciardi è stato assolto dall'accusa di maxi evasione fiscale, ma quella contestazione delle fiamme gialle prima, e il processo e la sua difesa poi, gli hanno strappato la sua creatura, la sua azienda, dalle mani. Epilogo finale, un concordato.

Siamo di fronte alla tv, sintonizzati su La 7. È domenica 21 dicembre quando va in onda un lungo servizio de "La Gabbia", la trasmissione di approfondimento giornalistico condotta da Gianluigi Paragone sul caso Fermet. 

Guarda il video "Natale senza soldi" sul sito de "La Gabbia" (a partire da 1,53 minuti il caso Fermet).

Le telecamere de La 7 sono entrate in casa di Adamo Alberti, operaio Italcementi assunto poi da Fermet. Ricordate Adamo? Era giugno quando si arrampicò per denuncia su un silos. Da quando ha perso il lavoro è a casa dei suoi suoceri, che ringrazia: perché «ci hanno voluto ospitare». Il Natale lo passerà lì. È seduto al tavolo del soggiorno. Appare stanco Adamo. «Dopo tanti anni di lavoro alle spalle – dice – arriva il momento in cui si potrebbe raccogliere qualche frutto. E invece ti trovi a ricominciare da zero. È più di un anno che non riesco a pagare il bollo della macchina». C'è chi si chiede quale centrotavola sfoggiare il 25 dicembre e c'è chi ha il cruccio del bollo auto. Il Natale è anche questo. «Viene mia figlia –continua Adamo – e io non le posso dare niente.. perché i soldi mi servono per andare avanti».

È il turno di altri colleghi. Pierluigi Giaiacopi, che ha lavorato una vita alle dipendenze di Fermet. «Se ora a gennaio ci lasciano a casa – dice – cosa faccio? Ho un figlio che dopo anni di lavoro è in cassaintegrazione anche lui. È brutto». Punto. È brutto avere alle spalle una vita di lavoro e in mano un pugno di mosche. È brutto per tutti, ma per chi ha passato la soglia dei 50 anni lo è ancora di più.

«Ti manca l'aria - dice Renzo Puntelli, lui arriva alla Fermet da Italcementi - Non sai come guardare in faccia tua moglie. Non sai come guardare in faccia tua figlia. Perché non c'è più futuro». Eccp l'appello di Renzo a Renzi guardando dritto le telecamere: «Presidente ci riceva noi operai della Fermet - dice - Cerchi di capire cosa sta succedendo. Lei dice che tutto deve ripartire dal lavoro... lei deve sapere che la Fermet è un'azienda che è stata fermata..bloccata». Di proposito.
 

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