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Ricciardi: rivoglio la mia Fermet, lo Stato deve pagare

Ricciardi: rivoglio la mia Fermet, lo Stato deve pagare

MASSA. «È il tribunale ad aver detto che il fatto non costituisce reato. Ora abbiamo anche la sentenza, ma io continuo a non avere la mia ditta e i miei operai continuano a essere senza lavoro....

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MASSA. «È il tribunale ad aver detto che il fatto non costituisce reato. Ora abbiamo anche la sentenza, ma io continuo a non avere la mia ditta e i miei operai continuano a essere senza lavoro. Rivoglio l'azienda come era prima del 2011. Per questo chiederò il risarcimento». A parlare è Alberto Ricciardi, titolare della Fermet, quella che una volta era una ditta leader nel settore della commercializzazione di materiale ferroso, con tre sedi (Carrara, Viareggio, Torino). Un fatturato da oltre 250 milioni di euro (256 per la precisione nel 2011), 70 milioni di affidamento e più di 70 dipendenti. Un impero crollato in un istante, nemmeno il tempo di capire i «lati oscuri» (così li ha chiamati uno dei suoi legali, Giovanni Toffali del foro di Brescia che ha seguito il percorso penale) della vicenda. Ricciardi era stato infatti accusato dall'Agenzia delle entrate di aver evaso dal 2008 al 2010 tasse per un imponibile superiore ai 23 milioni di euro, cifra – stando alle accuse - raggiunta attraverso una serie di presunte fatturazioni false. «Erano fatture a monte – spiega l'imprenditore – cioè erano società che ci rifornivano di materiale e ne acquistavano una parte in nero. E cosa dovevo fare io controllare come fossi un investigatore?». Questo, unito a un'altra sentenza del Consiglio di Stato che nel 2012 non gli ha riconosciuto un risarcimento milionario (per una delibera con cui il consorzio Zia aveva assegnato senza bando un’area a un gruppo di aziende concorrenti) e ad altri "intoppi" amministrativi (come la vicenda dell'esproprio del terreno per la costruzione del sottopasso per cui aspetta dal Comune di Massa circa 500 mila euro) ha portato la sua azienda in liquidazione. Ora tutti i provvedimenti – sia civili sia penali - sono stati annullati, uno a uno. Ma intanto l'azienda rimane chiusa, motori spenti, gru ferme e operai senza lavoro. Una storia tragica: per l'imprenditore che dopo 30 anni di lavoro ha perso tutto e per gli stessi operai, che nel corso di questi due anni hanno portato avanti diverse battaglie, fra scioperi della fame e giornate intere sui silos della fabbrica, pur di riprendersi il lavoro. Una storia dove il colpevole sembra essere davvero lo Stato, la sua “ingiusta giustizia” o cecità davanti a chi soffre. Tanto che l'imprenditore si dice pronto a fare causa per chiedere il risarcimento. Dice di voler incontrare direttamente il presidente del consiglio, Matteo Renzi, e «fargli capire cosa stiamo vivendo». «Non chiederemo un euro di più di quello che ha perso – spiega il legale – Vogliamo ripristinare lo “status quo ante” a tutta questa vicenda. Calcoleremo la perdita dell'azienda e di ciascun operaio, dei mutui non pagati, degli investimenti non fatti, dei dolori. E poi chiederemo di pagare». L'articolata e complicata storia è, in estrema sintesi, questa:  il 7 dicembre del 2011 il nucleo di polizia tributaria di Massa Carrara, gli contesta di avere indicato, nelle scritture contabili, fatture relative ad operazioni inesistenti per decine di milioni di euro. Le fiamme gialle trasmettono la notizia di reato alla Procura di Brescia per l’accertamento della responsabilità penale di Ricciardi e all’Agenzia delle Entrate per l’accertamento delle imposte che si sospettano evase. La Procura bresciana lo rinvia a giudizio. L'Agenzia dell'entrate nel frattempo fa marcia indietro. E adesso anche il giudice: la sentenza di assoluzione è stata pronunciata infatti lo scorso luglio ed è passata in giudicato nei giorni scorsi. Nel frattempo la ditta è arrivata al collasso: il contenzioso ha impedito all'azienda di incassare un credito Iva di 5 milioni di euro. Una cifra che non può ottenere nemmeno ora, nonostante l’accusa di evasione sia caduta, perché la legge impone di garantire l’incasso dei rimborsi Iva con la fideiussione. Ma a ditta è in liquidazione e nessuna banca dà la fideiussioine a un'azienda in liquidazione. «Lo Stato ha distrutto la mia azienda, ora deve rimediare all’errore», denuncia l'imprenditore.«Stiamo mettendo in campo i migliori professionisti perché vogliamo giustizia. - assicura il legale - La storia di Alberto è una storia assurda di una ditta mangiata dallo Stato e bisogna interrogarci a chi abbia giovato tutto questo».

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di Redazione web