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Il pubblico ministero sorride Zunino: «Dormo lo stesso»

MASSA. «Beh, che devo dire? Il giudice ha riammesso la prova del giubbotto e noi ne prendiamo atto. Ci tengo a sottolineare però che continuerò a dormire sonni tranquilli perché quella che loro...

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MASSA. «Beh, che devo dire? Il giudice ha riammesso la prova del giubbotto e noi ne prendiamo atto. Ci tengo a sottolineare però che continuerò a dormire sonni tranquilli perché quella che loro definiscono pomposamente una prova regina non è niente di che». L’avvocato Giorgio Zunino, difensore di Adil Amroui, accusato di concorso in omicidio volontario, commenta così il colpo di scena che di fatto ha caratterizzato l’udienza dal gup del duplice delitto di Natale. «Noi - continua il legale genovese - non abbiamo problemi di termini di scarcerazione che scadono come Mazzi perché Adil è stato arrestato a maggio, ma indiscutibilmente l’udienza preliminare si dilaterà perché il 22 dicembre Trinci nominerà un perito e questo avrà bisogno di un paio di mesi per esaminare il giubbotto. Non è colpa nostra, volevo solo chiarire questo». Zunino prima di congedarsi sottolinea ancora l’inconsistenza della prova: «Ci sono tracce di sangue è vero, ma non dicono nulla di quello che già sappiamo. E cioè che il mio assistito è stato aggredito e si è difeso».

Anche i legali di Andrea Mazzi, accusato di essere l’autore del duplice delitto, sono rilassati quando escono dall’aula: «Ritorniamo qui domani mattina (stamani, ndr) e cambiamo giudice - spiega Enzo Frediani -. Non so a questo punto cosa conviene fare, potremmo anche chiedere un rito alternativo. Ci pensiamo un po’ io e la mia collega (Elena Tongiani) e poi decidiamo». Un po’ di amarezza per quell’incidente probatorio sulle intercettazioni telefoniche e ambientali negato, ma i legali sono pronti a dare battaglia questa mattina.

Contenta il sostituto procuratore Rossella Soffio che ha risposto a una domanda sulla riammissione del giubbotto nel procedimento con un sorriso. E basta. Ma che è servito più di tante parole per far capire qual era il suo stato d’animo.

Amroui come l’altra volta non era in aula, invece davanti al giudice si è seduto - come nella scorsa udienza - Mazzi. Accompagnato da quattro agenti penitenziari si è voltato più volte verso la porta a vetri dove c’erano amici e parenti. Ha strizzato l’occhio a qualcuno e ha salutato altri. Poi ha parlottato con i suoi avvocati, per il resto è rimasto impassibile a quello che avveniva in aula. Prima di scendere le scalette che lo portavano al blindato e quindi in prigione è riuscito a dire a chi stava aspettando «ci vediamo domani». Poi il suo corpo massiccio è scomparso tra le divise dei poliziotti che lo stavano scortando.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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