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Paga 200 euro in più e aspetta da un anno di avere il rimborso

Paga 200 euro in più e aspetta da un anno di avere il rimborso

MASSA. È il 2013 e gli arrivano i bollettini Tares. Sì Tares perché lo scorso anno il tributo sulla spazzatura si chiamava così. Lei paga tutto quanto anche se qualcosa non le torna, la cifra...

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MASSA. È il 2013 e gli arrivano i bollettini Tares. Sì Tares perché lo scorso anno il tributo sulla spazzatura si chiamava così. Lei paga tutto quanto anche se qualcosa non le torna, la cifra richiesta le sembra troppo alta rispetto agli altri anni, così prima si mette in regola con il fisco, poi va agli uffici di Master e chiede spiegazione.

All’impiegato bastano un paio di clic per verificare che è stato commesso un errore, i 20 metri quadrati circa di garage sono stati conteggiati come abitazione. Risultato: l’importo sale di quasi 200 euro. La contribuente si rasserena: compenserò il prossimo anno. Vale a dire: mi sconterete quei 200 euro sulla cifra che dovrò versare nel 2014 (quando il tributo è diventato Tari), ma le norme sulla compensazione non sono state ancora definite. Se si può fare non si sa. E lei aspetta: una vista, due visite, tre visite a Master. Poi gli impiegati, con estrema professionalità, le spiegano che la norma sulla compensazione non c’è: tocca chiedere il rimborso al Comune. Modulo, dati e consegna all’ufficio Protocollo che - in barba al modello Renzi di burocrazia agile - lo riconsegna a Master. Passano i mesi e arrivano puntuali i bollettini della Tari. La contribuente paga, ma del rimborso neppure l’ombra. E rimane quel senso di disparità nei rapporti tra istituzione e cittadino. (C.S.)

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