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Alluvione, il comitato ce l’ha fatta Parte civile contro Comune e Provincia
Il gup accoglie la richiesta del presidente facendo arrabbiare le difese che si erano opposte Intanto Barbieri e Michela spiegano i misteri della cassa di espansione e perché non ha funzionato
MASSA. Il comitato Rinascita Aulla è riuscito a costituirsi parte civile contro la Provincia, il Comune e gli imputati che si trovano davanti al gup Antonia Aracri dopo la richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero Rossella Soffio. Non era così scontato che la richiesta venisse accolta, vuoi per la ferma opposizione delle difese - ad accezione dell’avvocato Roberto Valettini , che si è rimesso alla decisione del giudice, dato che aveva presieduto quel comitato - vuoi perché la giurisprudenza non prevede a organismi costituitisi dopo l’evento in oggetto (in questo caso l’alluvione del 25 ottobre 2011) di far rivalere le loro ragioni. Ma Aracri invece ha sposato una sentenza della Cassazione, dando ragione al presidente del comitato Mauro Zavani.
Questo è stato, per così dire il colpo di scena di giornata, dato che in pochi credevano che il gup accogliesse la richiesta. Per il resto l’udienza ha vissuto momenti importanti durante le deposizioni di due dei dodici imputati: i dirigenri della Provincia Gianluca Barbieri e Stefano Michela. Gli altri a rischiare il processo sono l’ex presidente della Provincia di Massa Carrara, Osvaldo Angeli, attualmente commissario della stessa; il dirigente Giovanni Menna; gli ex sindaci di Aulla, Lucio Barani (attualmente parlamentare) e Roberto Simoncini; Il dirigente comunale Franco Testa, che si occupava del settore urbanistica e lavori pubblici; l’ex dirigente comunale Giuseppe Lazzerini, attualmente direttore generale dell’Erp di Massa Carrara (l’ente che si occupa delle case popolari); il dirigente comunale alla protezione civile, Mauro Marcelli; l’ex vice sindaco e assessore comunale aullese all’urbanistica, Gildo Bertoncini; l’ex dirigente comunale all’urbanistica e ai lavori pubblici, Ivano Pepe. L’accusa contesta i reati di disastro colposo e omicidio colposo.
Barbieri e Michela hanno parlato soprattutto della cassa di espansione non collaudata ma attivata lo stesso. Le responsabilità vengono ipotizzate per due momenti distinti del disastro. Il primo riguarda la gestione della cassa di espansione del fiume Magra a Chiesaccia, in località Fornoli. La vasca non era pronta ad entrare in esercizio perché non ancora collaudata eppure, accusano dalla procura, è stata aperta. I risultati sono stati disastrosi. L'impianto anziché raccogliere l'acqua e rilasciarla lentamente l'ha buttata fuori all'improvviso, creando un'onda che ha iniziato a scendere a valle lungo il fiume. Barbieri e Michela hanno ripercorso la genesi di quell’opera sottoponendosi anche alle domande del giudice che su questo punto ha battuto più volte.
Prossima udienza il 28 gennaio, con le decisioni del gup.
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