Il presidio
Irene, scontro tra medici sulla polmonite assassina
Il luminare interpellato dai Del Monte punta il dito contro il pediatra: «Ha sbagliato» Ma per l’autopsia l'alveolite è stata un evento imprevisto e improvviso
MASSA. «Sulla base degli accertamenti necrosettori, tossicologici, istologici e virologici, in convergente accordo con la più autorevole letteratura specialistica presa in esame, il decesso della minore di anni 12 Irene Del Monte è da ricondurre a causa naturale, inquadrabile nell’insorgenza di una forma acutissima di alveolite emorragica bilaterale, a probabile genesi virale, che si è estrinsecata con grande rapidità a carico di tutti i distretti polmonari in maniera pressoché contemporanea, con insorgenza, quale epifenomeno terminale, di repentina nonché irreversibile insufficienza cardiorespiratoria». Queste le conclusioni a cui era arrivato il medico legale Maurizio Ratti in collaborazione con lo specialista Andrea Cavazzana dopo l’autopsia sulla povera bimba. Episodio imprevisto e soprattutto improvviso. Una cosa che il pediatra Giorgio Biava anche andando a casa della bimba non avrebbe potuto vedere.
Ma perché arrivano a questa conclusione Ratti e Cavazzana? È soprattutto l’esame al polmone destro a dare la certezza. E scrivono: «Si evidenzia uno spiccato quadro di congestione ed edema polmonare, con fuoriuscita di liquido frammisto a schiuma alla spremitura dell’organo, soprattutto a destra; si segnala tipico aspetto “epatizzato” dei polmoni (di fatto privi di aria): posto in una bacinella di acqua un frammento di entrambi i polmoni, esso tende ad andare a fondo (aspetto tipico delle polmoniti, con alveoli infiammatori pieni di essudato)».
Conclusione rigettata dal pneumologo Venerino Poletti, dell’Asl di Forli, che da specialista di malattie polmonari dice che non è vero e che semmai è stata una miocardite fulminante a stroncare la povera bimba. Dicendo che i campioni di cuore, quelle che si chiamano in gergo sezioni, erano stati prelevati male. Questo lo ha detto in incidente probatorio davanti al giudice Antonia Aracri. Comunque Poletti aveva aggiunto: «Fenomeno non prevedibile, Biava non poteva farci nulla nemmeno andando a visitare a domicilio la paziente».
Da qui la decisione della famiglia, su suggerimento del pm Rossella Soffio, di cercare un perito che potesse confutare quelle due conclusioni che facevano a cazzotti tra loro. La procura di fatto si sarebbe fermata qui. Mamma Nunzia Lombardo, che dalle pagine del Tirreno ha chiesto giustizia, e papà Aldo no: hanno voluto continuare e hanno fatto bene. Perché i legali hanno trovato un luminare (nome per ora top secreto) che smonta quanto detto da Poletti, in parte accoglie quello che sostengono Ratti e Cavazzana ma dice di più: se il pediatra si fosse recato a casa non avrebbe potuto non rendersi conto che quella bimba doveva essere portata in ospedale. E lì probabilmente con l’aiuto delle macchine il polmone destro non sarebbe imploso.
Ecco perché Biava (difeso dall'avvocato Adriano Martini) adesso rischia di finire a processo. Anche se sarà un procedimento tecnico, squisitamente medico. E che, è bene dirlo fin da ora, richiederà un altro parere. Il quarto.
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