Il presidio
Carrara, parla lo scultore americano David Campbell «Quel simposio dell’82 ...»
Ricordi e amori nati in città per un artista che ha respirato l’aria dell’Accademia e di quando all’Henraux lavorava Henry Moore
È affezionato alla Germania «perché sotto a una miriade di regole c'è tanto calore umano». Ama la California «per lo spirito libero». Alla fine, però, il feeling più forte ce l'ha con l'Italia: «perché, pur con tutti i suoi casini, sa ancora uscire da uno "stivale" troppo stretto, creando cose spettacolari. Da trista sa farsi artista». Tra la terra apuana e la Versilia ha trovato il suo crogiolo: incontriamo David Campbell, scultore e pittore californiano, a Pozzi, frazione-mignon di Seravezza, nel piazzale della Blitz Graniti, mentre lavora ad una grande scultura in marmo bianco. «Dove va quest'opera, David?». «E chi lo sa! Per ora – risponde – un committente non ce l'ha. Non importa. Io intanto ci lavoro». Vive in Versilia, ma ha vissuto anche a Carrara, dove ha tanti amici, ha studiato all'Accademia, ha partecipato ai simposi della Carrara-che-fu, si è innamorato.. Fa parte di quegli artisti che respirarono l'aria della fucina Henraux: l'Henraux degli anni '70/'80, del grandissimo Henry Moore. Gli chiediamo di dipingerci un'estemporanea di questo lembo di terra che corre da Carrara alla Versilia, dove le cose e il sentire diffuso sembra che cambino nello spazio di un chilometro.
Tu eri all'Henraux quando c'era Henry Moore…
«Io arrivai quando lui stava finendo gli ultimi pezzi (Moore è morto nel 1986, ndr). Ci sono rimasto male! L'ho solo incrociato. L'ultima volta che venne all'Henraux io ero all'Accademia a Carrara. Ho però conosciuto sua figlia, Mary: ricordo quando portavo i figli di lei a passeggiare sul fiume. Era un modo per avvicinarmi al Maestro».
Hai partecipato a simposi importanti di Carrara: quello dell'88, in cui gli scultori dovevano realizzare opere per i mondiali del '90. A ciascuno era attribuito un paese..
«Mmm.. sì. È così, ma io credo che un simposio non dovrebbe essere troppo guidato .. Non ero poi così entusiasta. Guardavo le donne che passavano. Cioè: lavoravo alla mia scultura, ma mi distraevo anche. Ad un certo punto vidi passare un paio di occhi belli.. Rimasi folgorato. Le chiesi persino se voleva venire a pranzo con me..».
Era una carrarina? E poi?
«No, tedesca. E poi.. venti anni insieme e.. quattro figli».
Carrara ti ha portato l'amore! E.. la scultura la terminasti?
«Sì, certo. Io avevo il Camerun. Non so neppure se la mia scultura sia mai arrivata in Camerun. Avevo sentito che era al Museo del Marmo, in un magazzino brutto, in un cimitero dei magazzini. Ma non importa, non mi piaceva neppure: anzi, se me ne danno la possibilità, sono pronto per migliorarla. A volte di una scultura è più bella la storia che ci sta dietro rispetto all'opera in sé».
C'è una scultura realizzata a Carrara alla quale tieni?
«Oh sì. Quella del simposio dell'82. Quella mi piaceva molto. Francesca's nightmare (oggi in California, San Diego Botanical Garden, ndr)… questa donna che esce tormentata dal bardiglio carrarese».
Er. a una tua amica?
«Era moolto amica… e mi faceva anche impazzire».
David, insomma, per ogni tua scultura scolpita a Carrara salta fuori una donna!
«E non sai cosa combinai nell'83, a Carrara, all'Accademia per questa Francesca..».
Raccontacelo..
«Questa Francesca è una carrarina. È un'artista pure lei. Vado indietro con la memoria. È il 7 marzo dell'83. Sono in treno: tornavo a Querceta da Carrara, dall'Accademia. Ero frustrato. Mi sembrava di essere un bravo ragazzo e invece ero trattato male. Mi viene in mente un happening. Mi immagino crocifisso fuori dalle finestre dell'Accademia. La mattina dopo – 8 marzo, Festa delle donne – mi sveglio presto. Vado in Accademia. Preparo un cartello da stendere alle finestre. Ci scrivo "In onore delle donne". Preparo dei lacci che avrebbero dovuto sorreggermi per risultare crocifisso. Mi tolgo la camicia, apro la finestra. Alcuni amici tentano di fermarmi: «Ma cosa fai?!». Salgo sul balcone del secondo piano. Insomma, un gran casino. Sono arrivati anche i carabinieri. Dovevo solo essere "nudo come Cristo in croce in onore delle donne".. anche perché quella mattina avevo assistito in autobus ad una scena di un uomo che trattava male una donna. Almeno una giornalista (il giorno dopo ero sul giornale..) aveva capito il mio gesto: ero un frustrato romantico… se volete tutto, mi arrendo!».
In Versilia sembra che si faccia molto per l'arte, più che a Carrara: cosa ne pensi?
«Io vedo che in Versilia tanti artisti regalano le sculture ai Comuni. Pensano di fare bene.. È vero che l'arte non è fatta per far soldi, ma così è esagerato. Quelle sculture andrebbero pagate e i soldi impiegati per realizzare dei progetti. Dovremmo chiederci: cosa c'è da cambiare perché l'arte abbia un senso?».
Spiegati meglio...
«Per esempio, Gina Lollobrigida (ha esposto a Pietrasanta con mostra, ndr). Io non critico il fatto che dia sfogo alla sua creatività, però è come un'attrice russa facoltosa che paga per avere la parte principale in uno spettacolo teatrale: per stare sul palcoscenico. E tutto quello che sta dietro le quinte? I cavatori, gli artigiani, gli scalpellini, gli scultori .. Tutto questo backstage sconosciuto ai più dove va a finire? Va tutto bene, ma quando c'è rispetto e riconoscimento dalla "cima" in giù. Viviamo in un tempo in cui bisogna investigare le cose di gruppo .. Bisogna mostrare questa parte invisibile. Le gallerie, ad esempio, non la fanno vedere. A Pietrasanta c'è un ristorante e dietro una galleria».
E Carrara, in tutto questo?
«Carrara è diversa. Mi sembra che fatichi di più, ma Pietrasanta è come una soap-opera. I laboratori spariscono perché fanno rumore e polvere».
Per un artista allora meglio Carrara o meglio la Versilia?
«Dal punto di vista economico c'è competizione, ma da artista dico che non c'è differenza tra avere uno studio qui o averlo là. Perché tutta la zona è "energetica". Blitz, ad esempio, collabora con TorArt di Fantiscritti. Per la mia fontana (Brunnen der Radiologie, 2013) andavo da TorArt per il robot, per lavorare il granito di cui non sono esperto».
Noti delle differenze di "clima" tra la Versilia e Carrara?
«C'è un sentiment che a Carrara c'è ed è diverso da qui. Non so… si direbbe una certa grinta, che si sente soprattutto tra le persone più vicine al processo dell'escavazione del marmo. Poi mi sembra che a Carrara ci si stia dando da fare in ambito culturale: Con-vivere, il Cap, il Ponte di Ferro.. E tutta quella musica, d'estate, in piazza Alberica, con le donne anziane che ballano, senza che costi un euro al cittadino. Tutto questo mi dà un senso di speranza».
Qual è oggi il ruolo dell'artista in una realtà come la nostra, piena di difficoltà?
«Io penso che l'arte debba entrare nel bisogno sociale. Un artista ha un ruolo serio, tanto quanto un medico. Ma è limitato nel farlo, se la società non glielo permette».
Tu qualche idea, da cui partire, l'avresti ..
«Io penso alla scultura con e per i bambini. Sembrano cose sciocche, zuccherose, ma non è così. A 58 anni mi sgomento per il fatto che l'arte "romantica" è stata ormai crocifissa, ma quando vedo i giovani, i bambini, ho una vibrazione di speranza. Penso ad un progetto - riconosciuto, sponsorizzato - di scultura per i malati di mente. Qualcosa ho già fatto .. e lì sì, cavolo, che ho trovato una fonte di energia!. Ultima cosa.. non so se si fa… ma posso salutare tutti i carraresi?»
Fatto!
27 - CONTINUA .. -
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