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Mazzi a processo per truffa e falso La madre lo scagiona: mie le firme
Il giovane accusato del duplice omicidio di Natale a giudizio per una storia legata alla pizzeria I Gemelli E in aula succede di tutto: la mamma si autoaccusa di falso, mentre il padre grida :“Dovete crederle”
MASSA. Una testimone che diventa indagata per falso, una storia un po’ confusa di atti firmati da una madre con il nome del figlio, un uomo che grida in aula “Sta dicendo la verità”, per difendere la moglie. Sono gli ingredienti dell’udienza di ieri mattina in tribunale per un processo contro Andrea Mazzi, 22 anni, il giovane in carcere con l’accusa di essere l’autore del duplice omicidio di Natale in via Beatrice. Processo quello di ieri,che nulla ha a che fare con la tragedia dello scorso anno ma che non ha lesinato colpi di scena.
Scortato da due agenti della polizia penitenziaria, maglione blu che non copre il fisico da palestrato, Mazzi siede a fianco del suo avvocato Enzo Frediani. È accusato, in questo procedimento, di truffa, uso di atti falsi e sottrazione di beni sottoposti a pignoramento. La vicenda risale al 2010-2011. I gemelli Loris e Andrea Mazzi e la madre Franca Bogazzi avevano aperto una pizzeria, proprio davanti al tribunale, e chiamata proprio “I gemelli”. Dopo qualche anno di attività, il locale va verso la chiusura, l’affitto non viene pagato, si arriva al pignoramento, su richiesta di una creditrice, di una parte delle attrezzature. Arriva l’ufficiale giudiziario per mettere i sigilli sui beni, ma Andrea si oppone, dice che tutto, lì, è del padre e non suo. Mostra il contratto di comodato d’uso dei beni che, però si scopre essere un falso.
Parte così il processo contro il giovane. L’udienza di ieri inizia senza scossoni, con le testimonianze dei dipendenti dello studio commercialista a cui si rivolgevano i Mazzi. La sorpresa arriva quando il giudice Fabrizio Garofalo mostra a Mazzi alcuni atti: un contratto di compravendita di attrezzature per la pizzeria, un contratto di comodato d’uso, la relazione dell’ufficiale giudiziario che visita il locale, dove compare la sua firma (sua di Mazzi ndr.). Il giovane, però le disconosce: «No, non le ho fatte io, non ho firmato quelle carte».
A questo punto viene chiamata a testimoniare la madre del ragazzo, Franca Bogazzi. La quale, candidamente afferma che quelle firme le ha fatte lei. Il giudice subito sospende l’audizione, avverte la donna che da testimone si sta trasformando in un’indagata – ha in sostanza confessato di avere falsificato delle firme – e le assegna un avvocato difensore d’ufficio. La signora Bogazzi a quel punto, nelle vesti di imputata, potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere. Invece parla, dice e si contraddice. Prima afferma con sicurezza che le firme sono le sue, poi dice che forse alcune le ha fatte lei e che alcune di sicuro non sono di suo pugno. Il giudice la guarda con un certo stupore mentre dal pubblico si alza in piedi il padre di Mazzi che grida: «Sta dicendo la pura verità, perchè non crederle?» L’uomo viene portato fuori dall’aula da parenti e avvocati.
Con questa deposizione, la madre ha rischiato di mettersi nei guai. Meglio: si è quasi garantita un processo per falso. Nello stesso tempo ha dato una grossa mano al figlio, almeno in questo procedimento. Perchè se verrà confermato che le firme non sono di Mazzi, il ragazzo non potrà essere ritenuto responsabile delle imputazioni che gli vengono mosse. E probabilmente verrà mandato assolto. Cosa che gli potrà essere di aiuto quando comparirà in Corte di Assise per rispondere del duplice omicidio. Perchè potrà reclamarsi incensurato e chiedere le attenuanti generiche.
Questo procedimento, comunque è tutt’altro che concluso. Il giudice ha disposto l’esame dell’ufficiale giudiziario che visitò la pizzeria e una perizia grafologica su quelle firme(c.f.)
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