Il Tirreno

Nella vecchia scuola trenta posti letto: la residenza è sociale

di Melania Carnevali
Nella vecchia scuola trenta posti letto: la residenza è sociale

Quattro mini appartamenti e cinque stanze per rispondere anche se in via temporanea all’emergenza abitativa

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MASSA. Un modo di togliere le persone dalla strada o dagli alberghi. Un modo di valorizzare le strutture comunali in disuso. È la prima residenza sociale, realizzata all'interno della vecchia scuola elementare in via delle Tortore alla Partaccia e inaugurata ieri dal sindaco, Alessandro Volpi e dall'assessore al sociale, Mauro Fiori. Non un vero e proprio alloggio popolare, ma nemmeno un brandina alla Croce Rossa.

Si tratta di quattro mini appartamenti più cinque stanze, per un totale di circa trenta posti letto, dove verranno ospitate, in via temporanea, le persone in emergenza abitativa.

Sono sempre di più nel territorio infatti le giovani coppie, le famiglie, i single, gli anziani, che chiedono un alloggio, perché faticano a trovarne uno compatibile con i propri contratti a progetto, le pensioni troppo basse o, nella maggior parte dei casi, l'assenza di occupazione. Persone che nella migliore delle ipotesi tornano nella casa dei genitori in situazioni magari di sovraffollamento, ma nelle peggiori – come per chi non ha parenti e sono la maggioranza – finiscono in strutture alberghiere che, oltre a essere più onerose per le casse comunali, sono anche decisamente controproducenti dal punto di vista sociale. Non è facile infatti sentirsi a casa in un albergo, a maggior ragione se una famiglia di quattro persone ha a disposizione solo una stanza di pochi metri quadrati per mangiare e dormire, come accadeva alla Turimar.

Ecco quindi che la residenza sociale diventa uno strumento importante per gestire l'emergenza abitativa e traghettarla in modo non traumatico - per le persone - verso la risoluzione. La social house di bello ha che ognuno ha il proprio alloggio, con bagno, cucina, mobili, come una vera casa. Ci sarà poi - queste le intenzioni dell'amministrazione - un orto sociale che curerà di volta in volta chi vivrà in quegli appartamenti.

Realizzarla non è stato poi così difficile. Il settore politiche sociali ha speso “solo” 20 mila euro per il recupero dell'immobile che era abbandonato da due anni. È bastato un mese per i lavori. Parte dei mobili e degli elettrodomestici è stato recuperato da case dell'Erp o dagli uffici del Comune, come i frigobar che fino a ieri erano nelle stanze di sindaco e assessori. Certo, questa è solo metà dell'opera.

Il “contenitore” è infatti pronto, ma adesso si tratta di riuscire a inserirlo in un percorso più ampio di inserimento sociale della persona in difficoltà. In altre parole, come ha detto il sindaco «l'emergenza abitativa non può essere per sempre e questa residenza deve essere solo una fase transitoria». Per questo la residenza verrà gestita da un'associazione o una cooperativa – il bando chiude oggi – che si occuperà anche dell'inserimento sociale delle persone. Per aiutarli a trovare un lavoro, una casa, una vita. I primi “ospiti” entreranno entro la fine del mese. Saranno i servizi sociali, di concerto con l'amministrazione, a decidere chi entrerà in base a dei criteri di “criticità”. Le persone adesso ospitate negli alberghi sono molte di più dei posti letto attualmente disponibili. Ma Fiori informa che «se questo esperimento funziona possiamo pensare di recuperare altre strutture comunali per questo utilizzo».

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