Agro-alimentare in crisi nera per salvarlo serve un consorzio
Uno studio di Confartigianato mette in luce la difficile situazione di tante piccole imprese «Il sistema produttivo appare privo di una vera e propria strategia di marketing»
AULLA. In un clima di smarrimento diffuso dovuto alla crisi, l'obiettivo della Confartigianato è fare sì che gli imprenditori lunigianesi del settore agro-alimentare si riuniscano in un consorzio e mettano le loro attività in rete, anche perché l'utilizzo dei canali web è ben al di sotto della media in Lunigiana, dove si ricorre ancora al vecchio metodo del volantinaggio per fare promozione alla propria attività.
In questo senso anche la creazione di un marchio Lunigiana che accomuni tutti può essere utile per fare uscire dall'angolo un mondo imprenditoriale che appare in ritardo in Lunigiana. E' questo il messaggio che è scaturito dalla conferenza stampa svoltasi ieri mattina presso la sede aullese della Confartigianato, che ha visto come oratori il segretario generale della Confartigianato della Provincia di Massa Carrara, Gianfranco Oligeri, il dirigente zonale Federico Adorni Fontana, e il funzionario Luciano Franchi.
La conferenza stampa costituiva l'occasione per presentare l'indagine della Confartigianato sulla situazione economica e le aspettative di sviluppo delle aziende del settore alimentare della nostra Provincia, un'indagine da cui emerge un quadro non certo rassicurante fra le 98 imprese e le 28 famiglie intervistate in Lunigiana, una terra ferma al palo, dove manca lo stimolo ad intraprendere e la qualità che c'è non riesce ad andare di pari passo con la quantità. D'altronde, quando ad una fiera di settore a Bruxelles, come spiega Franchi, nessuno conosce la Lunigiana, ben si comprende quanto le potenzialità che qui non mancano, abbiano bisogno di una scossa. Ecco i dettagli più significativi dell'indagine.
Gli imprenditori coinvolti nell’indagine hanno un’età compresa tra i 40 e 50 anni e sono soprattutto uomini (56%). Le dimensioni dei locali adibiti all’attività dell’impresa sono in maggioranza fino a 150 mq, quindi si tratta di imprese di piccole dimensioni. La realtà del sistema produttivo delle aziende agro-alimentari nel territorio sembra priva di una vera e propria strategia commerciale di marketing. Il 42% delle aziende contattate preferisce rivolgersi ai mercati locali e solo il 6% ha rapporti con aziende o produttori stranieri. Inoltre, c'è una scarsa propensione delle aziende ad aderire a forme consortili, pur essendo questa la forma individuata dalla Confartigianato per cercare di fare emergere le imprese: infatti, per le aziende di settore del territorio "sembra non esserci la consapevolezza che le forme di coordinamento in futuro - si può leggere nell'indagine - risulteranno strategiche per affrontare i cambiamenti di uno scenario economico che diventa sempre più competitivo". Per quanto concerne i cambiamenti riscontrati negli ultimi mesi del 2013 e i primi sei mesi del 2014, il 46% denuncia un calo della clientela costante e consistente. Sono calati, soprattutto, i clienti di passaggio stranieri (36%) e italiani (26%). Alle imprese, poi, è stato chiesto se durante l’anno hanno ridotto il personale: il 52% ha risposto di sì; al tempo stesso il 76% degli intervistati, per il futuro, non esprime nessun desiderio di incrementare gli investimenti. Infine, sui generi agro-alimentari acquistati in prevalenza dalla clientela, emerge che il 39% acquista solo prodotti tipici nei luoghi delle vacanze e/o tempo libero, chiedendo più prodotti salutistici e dietetici (40%).(Gianluca Uberti)
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