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Mare sporco, amministrazione nel mirino
Albergatori e balneari: cali fino al 75% e nessuna politica turistica. Il sindaco: ma se abbiamo portato centinaia di turisti
MASSA. Claudio Lotto, presidente degli albergatori aderenti a Confcommercio, non è tipo da nascondersi dietro un dito e qualche “bacchettata” all’amministrazione (e alla politica) l’ha già tirata. E la tira anche questa volta mentre sul litorale svolazza l’ordinanza sindacale che vieta bagni e nuotate. «Una mazzata» in una stagione certo non brillante: i turisti si lamentano, qualcuno fa i bagagli prima del tempo e i cali di presenze superano il 50%. Le analisi dell’Arpat non lasciano adito a dubbi: i valori superano i limiti consentiti e, a garanzia della salute pubblica, Volpi (come il collega Buffoni) è costretto a dire no ai tuffi.
Tutta colpa della piogge - sussurra qualcuno - e delle piene - rincara qualcun altro. Ma Lotto dietro all’azione della natura vede l’opera (la mancata opera) dell’uomo e della politica. E - per andare al cuore del problema - punta lo sguardo su rete fognaria e depuratore: «Questo nuovo divieto mette a nudo una situazione scandalosa e vergognosa che si trascina da anni: mancano un’efficiente rete fognaria e un sistema di depurazione capace di far fronte alla necessità. Gli interventi intrapresi fino ad ora dalle varie amministrazioni succedutesi negli ultimi 20 anni - la sua analisi è ad ampio raggio - sono risultati inefficienti ed inefficaci come inefficiente ed inefficace è stata la politica turistica. Auspicavamo - e qui la critica si focalizza sull’attualità - un cambio di passo e di tendenza dell’amministrazione Volpi». Cambio di tendenza che Lotto non ha registrato: «Ancora una volta dobbiamo scontrarci con la dura realtà che vede un territorio compromesso». Il presidente degli albergatori lamenta l’assenza di politiche di lungo raggio «che impegnino e coinvolgano il territorio anche per anni, ma garantiscano risultati veri perchè - rincara - se il turismo non interessa, allora noi imprenditori potremmo valutare le alternative». Tradotto: puntare su differenti luoghi e settori di investimento. Agli albergatori fanno eco i balneari: Stefano Gazzoli presiede l’associazione di categoria Riviera apuana. Ammette che, in piena crisi, con cali di presenze fino al 75% in alcuni stabilimenti e con l’erosione che non concede respiro, i divieti fanno male, ma riconosce la necessità di controlli capillari sulla qualità della acque. Lui ne è certo: il vero problema sono i canali e lì invita ad agire per evitare che il mare si trasformi in una grande “pattumiera”. L’equazione è presto fatta: se il turismo interessasse, i canali dovrebbero essere sempre monitorati. Del resto Gazzoli non ha dubbi: una politica vera del turismo non c’è. «Il tavolo del turismo - rincara - lavora sull’immediato e sulla programmazione di eventi, dovremmo piuttosto pensare ad un percorso condiviso, anche sull’utilizzo delle risorse, che permetta di elaborare strategie». Poi esemplifica: «L’amministrazione ha rincarato numerose pratiche di istruttoria a carico dei balneari che hanno scoperto gli aumenti dai giornali. Credo - e conclude - che la nostra sia una categoria matura, pronta ad assumersi responsabilità, ma ha bisogno, e credo meriti, di essere parte dei percorsi decisionali per il rilancio dell’intero settore».
Un j’accuse forte quello degli operatori turistici a cui il sindaco Volpi - la medaglia ha sempre due facce - replica punto per punto: «Abbiamo lavorato alla destagionalizzazione del turismo, riempiendo gli alberghi a giugno, con il Festival Ballet e a settembre, con i mondiali di corsa in montagna». La prossima settimana sono attese 700 persone tra atleti e addetti ai lavori. «Abbiamo fatto davvero grandi sforzi - il primo cittadino tira le somme - per consentire agli hotel di lavorare e chi non riconosce quel lavoro nega l’evidenza». Due facce della medaglie, dicevamo, e un territorio che - responsabilità a parte - fatica a trovare la propria identità. Economica, ma non solo.
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