«Poca tutela contro i raid dei lupi costretta a dimezzare le greggi»
La disperazione di Cinzia Angiolini il cui allevamento è stato falcidiato dai predatori: «In ginocchio l’unica attività produttiva dello Zerasco». Il consigliere regionale Rossetti: «Ci sono i risarcimenti»
ZERI. «Sono costretta a dimezzare le mie greggi dato che la legge tutela più il lupo che gli allevatori. I raid predatori sono in continuo aumento e poco o nulla si fa per salvaguardare gli allevamenti di ovini che, come nel caso nostro, rappresentano l’unica o una della rare attività di produzione».
Cinzia Angiolini non si è ancora ripresa dall’ennesimno assalto dei lupi ai recinti dove custodisce il “prodotto” principe del consorzio Agnello di Zeri, gestito in prevalenza da donne e quindi meglio noto come “Le Signore degli Agnelli”.
Da alcune settimane, infatti, di notte i lupi fanno la spola tra i fitti boschi dove si rifugiano di giorno: assalti in piena regola e quasi coordinati dal branco, che fanno scempio di pecore e agnelli.
«I miei animali sono talmente terrorizzati dalla presenza dei lupi - aggiunge Cinzia Angiolini - che non possiamo usare neppure i cani dato che assomigliano tanto ai predatori. Quando li vedono, le greggi si sparpagliano dalla paura e i cani con riescono più a radunarli. Ci sono poi le complicazioni con l’Asl i cui veterinari devono certificare quante pecore morte o ferite ci sono dopo ogni attacco, il tutto per ottenere risarcimenti statali. Allora che fare? Semplice e drammatico: anzichè avere un allevamento con 380 pecore, maglio tenerne uno con 100-150 in meno, a scapito però della produzione dell’agnello di Zeri, una eccellenza non solo del nostro territorio. Nessuno fa niente, a cominciare dalla Regione».
Chiamato direttamente in causa, Loris Rossetti, presidente della commissione agricoltura della Regione Toscana, rammenta che «la Regione Toscana si è attivata da tempo per intervenire su un problema che sta fortemente penalizzando il lavoro degli allevatori: le organizzazioni di categoria hanno più volte fatto presente la gravità della questione e sollecitato interventi specifici per contenere i danni e per prevenire il fenomeno delle predazioni dal lupo. Il Canis lupus, rientra tra le specie d’interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa, secondo una Direttiva comunitaria del 1992: il problema quindi deve essere affrontato in una logica che da un lato preveda la conservazione della specie e dall’altro adotti interventi di prevenzione e riduzione della predazione. La Regione Toscana ha promosso un accordo nel maggio scorso con l’impegno di più settori regionali competenti: l’accordo, sottoscritto da Cia, Coldiretti, Confagricoltura e da altre associazioni ambientaliste, sviluppa una serie di misure di sostegno:
investimenti aziendali per tutelare il patrimonio zootecnico soggetto a predazione (misura A.1.5);
contributi allo smaltimento delle carcasse degli animali morti in azienda (misura A.1.14);
contributi per l’assicurazione alle produzioni agricole zootecniche (misura A.1.17);
interventi in materia di conservazione del lupo “canis lupus” e prevenzione/riduzione della predazione con indennizzo per le aziende zootecniche a seguito del danno subito».
E la conclusione: «In definitiva, le integrazioni introdotte al Piano regionale agricolo e forestale, incentivano ulteriormente la prevenzione tramite investimenti aziendali e prevedono indennizzi per i danni diretti e indiretti della predazione subiti dalle aziende zootecniche: l’uscita dei bandi è prevista nel prossimo ottobre, con un intervento complessivo previsto di 1 milione e 270mila euro per il solo 2014».
Fabrizio Palagi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
