Complimenti all’amica del bullo Ventenni pestati a sangue dalla banda
CARRARA. Hanno visto la ragazza passare accanto a loro e non hanno resistito, le hanno fatto un complimento sperando che lei gli facesse almeno un sorriso. Non sapevano che era la fidanzata di uno...
CARRARA. Hanno visto la ragazza passare accanto a loro e non hanno resistito, le hanno fatto un complimento sperando che lei gli facesse almeno un sorriso. Non sapevano che era la fidanzata di uno che era meglio lasciar perdere. E così due ventenni carrarini sono finiti all’ospedale dopo un pestaggio a sangue in Darsena a Viareggio. Uno con una prognosi di 30 giorni, l’altro con una di due settimane. L’episodio risale al 27 aprile, il commissariato di Viareggio quattro mesi dopo ha trovato i colpevoli e li ha denunciati. Sono quattro coetanei delle vittime con precedenti per reati come risse, lesioni, furti e ricettazione. Non è stato semplice scoprire la loro identità, anche se gli agenti avevano in mano alcuni video girati dalle telecamere di sorveglianza di un paio di locali di viale Europa. E avevano la testimonianza dei carrarini e dei passanti che avevano assistito al fatto.
Elementi questi che hanno instradato l’indagine sulla pista giusta. I sospetti si sono concentrati su alcuni giovani, gravati da precedenti specifici, residenti nel quartiere Varignano e noti frequentatori dei locali della darsena viareggina. Un paio di loro, sentiti dagli inquirenti in merito alla vicenda, si sono dimostrati reticenti nelle loro dichiarazioni. Ma poi scavando quelli del commissariato hanno scoperto che a scatenare il pestaggio era stato un banale "apprezzamento di troppo" fatto alla fidanzata di uno dei componenti della banda. La successiva comparazione dei filmati acquisiti con alcune fotografie ed i riconoscimenti fotografici effettuati dai testimoni, ha consentito polizia di identificare i responsabili, che sono stati denunciati per lesioni gravi aggravate in concorso.
I quattro denunciati, come detto già gravati da precedenti specifici per lesioni personali ed altri reati, andavano a costituire, con altri loro coetanei, una sorta di banda che con comportamenti violenti e intimidatori aveva creato non poco allarme sociale tra gli avventori dei locali da loro frequentati. Nonostante la loro giovane età - il più grande ha 22 anni - erano diventati un incubo per i giovani che volevano soltanto divertirsi. Sono in corso ulteriori accertamenti per verificare l'eventuale partecipazione degli indagati in analoghi episodi avvenuti col medesimo "modus operandi" e del coinvolgimento nelle aggressioni di altre ragazzi facenti parte della banda. Ma serve la collaborazione delle vittime per arrivare alla soluzione completa del caso. E non sarà semplice convincere chi ha subito minacce a testimoniare.
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