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Con il mercato della domenica si crea lavoro e indotto

MARINA DI CARRARA. «Che un mercato, come tutte le attività imprenditoriali, possa creare delle difficoltà ai residenti della zona è cosa ormai arcinota, come è arcinoto il giro di lavoro che genera...

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MARINA DI CARRARA. «Che un mercato, come tutte le attività imprenditoriali, possa creare delle difficoltà ai residenti della zona è cosa ormai arcinota, come è arcinoto il giro di lavoro che genera agli operatori dello stesso, ma sopratutto a tutto il comparto commerciale che lo circonda, tanto da aver scaturito delle vera battaglie, tra i commercianti delle varie zone, per averlo posizionato nella loro».

Lo dicono gli operatori del mercato della domenica a Marina rispondendo alle proteste dei residenti. «Pensare che una città turistica, come la nostra - scrivono - debba essere priva di strutture adeguate, mercato compreso, a noi sembra impossibile, tanto è vero che Ronchi, Cinquale, Torre del Lago. Forte dei Marmi, ad esempio, ne hanno uno, e che le zone prive, fanno a gara per organizzare eventi fieristici la domenica. Il Mercato della Domenica è posizionato in Via Genova, nel tratto tra l'ex albergo Mediterraneo e Via Volpi; dall'ex albergo all'incrocio con Piazza Nazioni Unite, non vi sono abitazioni, ma solo pinete e giardini, e qui sono posizionati su doppia fila la maggior parte dei banchi - continua la nota - Per quanto concerne i rumori, abbiamo accettato la proposta dell'Assessore Traversi, di iniziare le operazioni di montaggio dei banchi alle ore 7 e 30, ed eventuali rimozioni veicoli parcheggiati solo dalle ore 8, mentre in tutta Italia, le operazioni iniziano alle 6, e comunque sempre nel massimo rispetto possibile per la zona in cui si lavora, compresa, a nostra cura, la pulizia dell'area a fine lavori».

«Ogni manifestazione tesa a creare lavoro e ad incrementare il flusso turistico in questa città, è vista, da qualcuno, solo come disturbo - concludono - Si tolga pure questo mercato, così dormiremo tutti tranquilli non dovendo pensare più al lavoro, almeno a quel poco che è rimasto in questa città».

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