Spacciano 900 dosi di eroina Arrestati fidanzati pusher
Lui si trovava già ai domiciliari per un’altra vicenda legata al mondo della droga Lei portava i clienti in casa. I tossicodipendenti la consumavano in salotto
MARINA DI MASSA. La casa dei due fidanzati era in una stradina nascosta di Marina, difficile da trovare per chi non c’era stato almeno una volta. L’ideale per spacciare indisturbati, offrendo anche la possibilità ai clienti di iniettarsi l’eroina nel salotto. E Andrea Tesconi, 37 anni, proprietario dell’immobile, e la sua fidanzata Ilaria Donati, 34 anni, ne hanno approfittato fino a qualche giorno fa. Nonostante lui si trovasse agli arresti domiciliari per un’altra storia di droga l’andirivieni di uomini e ragazzi in cerca di stupefacenti era impressionante. Tanto per dare un’idea del giro d’affari basta pensare che in un mese e mezzo di pedinamenti e appostamenti l’Arma ha contato novecento clienti. Di questi i militari ne hanno fermati e segnalati alla prefettura cinque, l’ultima una giovane operaia. Da qui le manette ai polsi dei fidanzati pusher, che dopo il passaggio dal gip sono state trasformate in custodia cautelare in casa. A due domicili differenti, visto che la coppia non conviveva.
Donati era incensurata prima di questa vicenda e faceva la barista in un locale marinello; Tesconi invece era conosciuto dagli inquirenti per altre vicende legate allo spaccio. Ma era la ragazza che teneva i rapporti, visto che l’uomo non si poteva muovere dalla sua residenza. Ai due il nucleo operativo e quello investigativo sono arrivati seguendo un altro caso: il ritrovamento del cadavere del trentaseienne Andrea Salvadori nella sua auto. La vettura era chiusa dall’interno e questo aveva colorato di giallo la vicenda per un paio di giorni. Alla fine però l’autopsia del medico legale Maurizio Ratti aveva stabilito che era stato stroncato da un cocktail micidiale di eroina e cocaina. I militari consultando il cellulare della vittima avevano trovato il numero di Tesconi, l’ultimo che Salvadori aveva contattato. E da lì hanno cominciato a indagare, sorvegliando l’uomo e la sua fidanzata. E accertando che nonostante si trovasse ai domiciliari continuava la sua attività di spacciatore come se nulla fosse, aiutato dalla compagna che teneva i contatti con i clienti. In un mese e mezzo i militari che si sono appostati davanti alla casetta di Marina hanno contato novecento clienti. Le dosi costavano una quindicina di euro, ma chi comprava l’eroina aveva la possibilità di consumarla nel salotto dei pusher.
L’Arma era andata oltre, costruendo un’ipotesi investigativa che portava al decesso di Salvadori. Per il nucleo operativo, insomma, l’uomo era morto per l’eroina che aveva acquistato in casa del pusher. E per questo avevano chiesto al gip Antonia Aracri la restrizione del provvedimento a cui era sottoposto, dai domiciliari doveva finire in carcere perciò. Lette le carte però il giudice ha rigettato la tesi degli inquirenti, perché ha ritenuto che non ci fosse nesso tra il consumo di eroina e la morte del trentaseienne. Anche perché dagli esami del sangue era emerso che era stato un cocktail di cocaina ed eroina a stroncarlo. Salvadori dopo essersi iniettato l’eroina in casa di Tesconi era salito in auto e aveva sniffato la cocaina per tirarsi su e guidare fino a casa sua. Il suo cuore però non ha retto allo sbalzo.
La decisione di Aracri è stata impugnata dal sostituto procuratore Alessandra Conforti che vede nella cessione della dose di polvere marrone quantomeno il reato di morte causata da altro delitto. Sarà così il riesame tra qualche giorno a stabilire quale tesi è quella che convince di più.
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