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Scattina: controlli più rigorosi sul materiale escavato

Scattina: controlli più rigorosi sul materiale escavato

CARRARA. «Sono soddisfatto della presa di posizione della segreteria comunale del Psi di Carrara contro gli industriali del marmo accusati di comportarsi ancora con l'arroganza accaparratrice dei...

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CARRARA. «Sono soddisfatto della presa di posizione della segreteria comunale del Psi di Carrara contro gli industriali del marmo accusati di comportarsi ancora con l'arroganza accaparratrice dei padroni delle ferriere ottocentesche. Finalmente qualcosa comincia a cambiare nella coscienza e direzione politica della maggioranza rispetto a questo problema».

Lo dice il consigliere della Fse Giuseppe Scattina.

«Da una parte - spiega - è partita un'indagine della Procura della Repubblica che ha come obiettivo primario proprio l'accertamento se ci sia stata sottostima dei prezzi del marmo escavato, che deve servire da base per il pagamento dei canoni concessori, un'indagine che ha portato ad avvisi di garanzia per il Sindaco e per vari esponenti della giunta. Dall'altra la giunta ha annunciato che ai bilanci comunali mancano 8 milioni di euro previsti, che avrebbero dovuto venire dal gettito del marmo e che gli industriali non hanno pagato. Questo mentre i dati dell'export del marmo dimostrano che i profitti degli industriali sono aumentati, nonostante la crisi generale».

«È ben poco credibile che la maggior parte delle migliori cave di Carrara, stando alle schede compilate dal Comune, producano blocchi pregiati solo tra l'1 e il 5 % e che quindi paghino per blocchi che valgono migliaia di euro alla tonnellata, poche decine o al massimo poche centinaia di euro, perchè fanno media con le scaglie o le terre, sottoprodotti che rappresentano di gran lunga, la maggior parte dell'escavato - continua - Ma come è possibile rivedere i prezzo medio dell'escavato, cava per cava, se questa valutazione viene fatta in via approssimativa, per supposizioni e congetture, senza dati di produzione oggettivi e senza controlli? »

«Penso che il controllo sull'escavato sia il nodo fondamentale del problema e della sua soluzione, dato che il Regolamento Regionale - continua - attualmente in discussione, stabilirà l'abolizione dei beni estimati e l'obbligo del rilascio delle concessioni temporanee e onerose, dietro gara d'asta. Se però mancano i controlli su quanto scende dalle cave, sostanzialmente cambierà ben poco o niente».

«Sul problema dei controlli io riscontro ancora oggi una chiusura totale, intollerante, armata direi, inspiegabile, da parte degli amministratori- sottolinea - I controlli vanno fatti alle pese (e non saranno neanche sufficienti), in modo da stabilire oggettivamente e non per induzione approssimativa, la quantità e qualità di quello che scende dal monte. E questo è possibile, perchè quando la Montecatini era proprietaria di cave, i suoi tecnici controllavano in cava la produzione e individuavano a colpo sicuro i blocchi buoni che venivano portati alle segherie e ai laboratori dell'azienda e quelli difettosi che venivano lasciati alle cooperative».

«Se questo era possibile - prosegue l’intervento di Scattina - per i privati, che ci guadagnavano lautamente, perchè dovrebbe essere impossibile per un ente pubblico? Si potrebbe iniziare da subito, in via sperimentale, tre mesi, a turno per i vari bacini, in modo da farsi un'idea generale di quanto viene escavato e per individuare eventuali sistemi di controllo più severi e precisi».

«Credo - conclude - che quando finalmente ci saranno dati attendibili, disaggregati e chiari sulla produzione e sull'export, verranno conferme sia della sottovalutazione che è stata fatta sia dell'evasione fiscale e del nero, nel sistema marmo. Mentre è sempre possibile, se continua l'inerzia e l'arrendevolezza di fronte agli industriali del marmo, pensare seriamente a chiedere il parere della popolazione attraverso un referendum ad hoc».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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