Il Tirreno

Gatti uccisi a colpi di carabina, la verità dalla perizia balistica

di Giovanna Mezzana

AULLA. Sarà una perizia balistica a stabilire se a sparare e a uccidere due gatti di proprietà di una famiglia aullese – ma le morti sospette sono più del doppio – è stata la carabina di un loro...

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AULLA. Sarà una perizia balistica a stabilire se a sparare e a uccidere due gatti di proprietà di una famiglia aullese – ma le morti sospette sono più del doppio – è stata la carabina di un loro concittadino e vicino di casa, appassionato di armi, imputato in un processo a suo carico per “uccisione di animali altrui”, reato ormai previsto dal Codice penale.

Ieri il caso è tornato in Tribunale. Di fronte al giudice Fabrizio Garofalo hanno testimoniato fratello e sorella proprietari dei gatti (costituitisi parte civile) e la veterinaria che visitò due delle bestiole morte: una in condizioni disperate e una già senza vita, sulla quale eseguì un’autopsia. Le dichiarazioni della professionista sono state inequivocabili: «Le bestiole sono morte perché colpite da un proiettile». Andiamo con ordine.

Ieri in aula fratello e sorella hanno ricostruito i fatti. Siamo nel 2008-2009. La famiglia aullese ha una casa con giardino e terreno: alcuni gatti scorrazzano fuori, altri hanno l’accesso alla casa. Sono gatti “di famiglia”, come conferma il fatto che i mici sono tutti vaccinati e le femmine sterilizzate. Muore un gatto, ne muore un altro: uno è ferito, ma si pensa ai morsi di un cane o all’attacco di un animale selvatico. Nel 2009 muore Ariel, gattina che viveva in casa. Poi muore Riccolo2. Poi scompare qualche maschio: ma è normale che i gatti maschi si allontanino, e i proprietari non si allarmano. Nel 2010 la famiglia aullese trova uno dei loro gatti, un micio bianco, con la zampa dolorante; lo porta dal veterinario, che scopre che ha l’omero spappolato: gli hanno sparato e i pallini, che la veterinaria estrae, sono finiti nel fegato; il micio è in condizioni disperate: morirà.

Muore un altro gatto, l’ennesimo: la veterinaria eseguirà l’autopsia e cosa troverà? Pallini, anche questa volta. Di carabina. A questo punto, scattano le querele.

In aula per testimoniare ieri è comparso infatti Franco Butera, ispettore di polizia di stato, che dal proprietario dei gatti accolse due querele, due referti del medico veterinario e, soprattutto, i pallini che la professionista aveva estratto dai gatti; la parte lesa, aveva anche indicato l’eventuale arma e la mano di chi l’avrebbe imbracciata. L’ispettore e due colleghi, siamo nel 2011, si erano infatti recati a casa del sospettato per una perquisizione; la moglie di lui aveva consegnato spontaneamente la carabina.

Adesso il giudice attende i risultati della comparazione dei tecnici del reparto balistico del gabinetto di polizia scientifica tra quella carabina sequestrata e i pallini estratti dalla veterinaria. Anche i pallini di una carabina, infatti, contengono una (pur) piccola ogiva; e l’ogiva, si sa, è la firma di un’arma.

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