«L’occupazione alle cave è calata dell’80% in 50 anni»
CARRARA. «I dati di Assindustria e di alcune forze politiche, sul numero di lavoratori nel settore del marmo sono sovrastimati». A parlare è Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana, uno...
CARRARA. «I dati di Assindustria e di alcune forze politiche, sul numero di lavoratori nel settore del marmo sono sovrastimati». A parlare è Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana, uno dei partecipanti al tavolo di concertazione per la stesura del piano paesaggistico regionale che, in occasione del dibattito sul marmo promosso dall'Arci di Massa- Carrara e tenutosi domenica al circolo Ponte di Ferro, riporta la discussione sulle cave delle Alpi Apuane a uno dei suoi nodi principali: quel “ricatto occupazionale”, che avrebbe fatto naufragare la bozza originaria del piano. I numeri dati in questi mesi – secondo l'associazione ambientalista – sarebbero superiori a quelli reali. Una fonte ufficiale di dati completa e aggiornata tuttavia – chiarisce il presidente – non c'è. Per questo il circolo Legambiente di Carrara ha cercato di ottenere un quadro complessivo ricomponendo le diverse fonti.
I dati più completi sono quelli carraresi dove il numero degli addetti nelle cave è circa 900. Nel 1955, fa notare Legambiente, erano 4560. In 50 anni quindi l’occupazione nelle cave di Carrara si è ridotta di 5 volte (– 80%).
«La produzione di blocchi, invece – commenta il presidente regionale - è passata dalle 195.000 tonnellate del 1950 alle 927.000 del 2013, pari al + 375%». Questo significa che dal 1950 al 1995 è aumentata la produttività per addetto: dalle 57 tonnellate annue per addetto del 1950 alle 999 tonnellate del 2006 (pari al 1.650%). «Non disponiamo di dati sugli addetti complessivi nel distretto marmifero apuano né su quelli impiegati nelle cave delle aree intercluse del Parco Apuane – continua il presidente- Un modo per ricavare una stima approssimativa è quello di basarsi sull’ipotesi ragionevole che il numero di addetti sia proporzionale ai quantitativi di blocchi di marmo escavati». Partendo dai dati carraresi, quindi, Legambiente stima che gli addetti nelle cave intercluse nel Parco siano 191. Si arriva a mille lavoratori diretti in provincia e circa 3.400 se si considera tutto l'indotto. Assindustria invece – dati 2012 – parlava di 5.340 lavoratori. «Noi abbiamo a cuore il futuro di ogni singolo lavoratore di quei 190 – chiosa Ferruzza – Ma se fossero reinseriti in un contesto lavorativo più sano e più rispettoso per l'ambiente sarebbe meglio anche per loro ,perché questa non è una battaglia di soli ambientalisti: è una lotta di civiltà».
Melania Carnevali
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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