«Dov’è finita mia nipote?» Bienaimè contro la Procura
La consigliera comunale annuncia opposizione all’archiviazione del caso La bambina era scomparsa tre anni fa con la madre: allora aveva quattro anni
CARRARA. Prosegue la battaglia di Claudia Bienaimè, architetto e consigliere comunale, per tenere alta l’attenzione sul caso di sua nipote Benedetta, la bambina scomparsa ormai tre anni e mezzo fa da Carrara insieme alla madre.
Ieri mattina, con l’assistenza legale dell’avvocato Andrea Coffari, presidente nazionale del Movimento per l’Infanzia, la famiglia della bambina ha presentato istanza di opposizione alla richiesta del pm Alessandra Conforti di archiviare il caso.
Non ha alcuna intenzione di mollare né di rinunciare a difendere il diritto di sua nipote, a vivere nella sua casa e a essere tutelata dal suo Paese natale: è una battaglia lunga e dolorosa, quella che ormai da tre anni e mezzo sta portando avanti Claudia Bienaimè.
Tutto è iniziato nell’aprile 2011, quando la piccola Benedetta, che allora aveva appena quattro anni e mezzo, si è allontanata da casa con la mamma per non farvi più ritorno. Inutili i tentativi del padre di Benedetta, Nicola Bienaimè e della zia Claudia di contattare la madre della bambina: in un primo momento, su richiesta della famiglia, la Procura di Massa-Carrara aveva aperto un fascicolo per sottrazione di minore, ipotizzando che la mamma si fosse allontanata portando con sé la bambina, affidata dallo stesso tribunale di Massa al padre, salvo poi archiviare tutto, circa un anno fa. Subito dopo però erano partite le indagini per sequestro di persona per verificare se Benedetta e la madre fossero trattenute lontano da casa contro la loro volontà. Nei giorni scorsi il pm titolare dell’inchiesta, la dottoressa Alessandra Conforti, ha predisposto una nuova archiviazione: una vera e propria doccia gelata per i familiari di Benedetta che si sono immediatamente opposti al provvedimento. «La decisione ci ha colto di sorpresa, è una richiesta “pilatesca”» ha dichiarato, delusa, Claudia Bienaimè. Secondo la consigliera, negli atti predisposti dalla Procura, «non c’è scritto assolutamente nulla, non ci sono novità, c’è semplicemente scritto che l’ipotesi di reato è infondata». Per questo la famiglia di Benedetta si è affidata all’avvocato Andrea Coffari, presidente del Movimento per l’infanzia, e ha depositato ieri mattina una istanza di opposizione all’archiviazione: «E’ come se per lo Stato italiano mia nipote non fosse mai esistita, sembra che il nostro paese non abbia interesse a capire se Benedetta e sua madre, due cittadine italiane, stanno bene o meno» spiega Claudia Bienaimè. Non solo, secondo la consigliera ci sarebbe anche una sorta di pregiudizio su questa vicenda: «Mi sono sentita dire che siccome la bambina, probabilmente, è con la madre, allora dobbiamo lasciar perdere…allora che ne è dei diritti dei padri?» si chiede polemicamente la zia di Benedetta. Ma questa vicenda va ben oltre i casi di figli contesi o sottratti: «Il problema non è con chi sta la bimba. Noi – spiega la Bienaimè - vogliamo che Benedetta esca dallo stato di clandestinità in cui è stata costretta, probabilmente dalla madre. Non può essere abbandonata così dallo Stato italiano, il suo Stato». A questo punto Claudia Bienaimé sveste i panni della donna battagliera, impegnata su più fronti, per abbandonarsi ai ricordi di “semplice” zia: «Benedetta mi diceva sempre di voler essere italiana, non africana…io le rispondevo che la sua bellezza stava proprio nell’essere entrambe le cose… adesso però – conclude amareggiata Bienaimè – sarà dura spiegarle come mai il suo Paese si è dimenticato di lei». (C.Ch.)
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