Il Tirreno

Le banche prestano più soldi alle famiglie che alle imprese

di Manuela D’Angelo
Le banche prestano più soldi alle famiglie che alle imprese

I padri del resto onorano i debiti più degli imprenditori Istituti di credito meno restii anche a concedere mutui

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MASSA CARRARA. Si lavora di meno, se non per niente – la disoccupazione è al 12% – si guadagna poco, non si riesce più a metter via risparmi, non si fanno investimenti, non si costruisce e anche in banca finiscono meno soldi. Eppure le famiglie apuane tengono duro.

Certamente, la flessione dei prestiti ad imprese e famiglie, è palese, così come lo è la crescita delle insolvenze e dei cattivi pagatori, che insieme ci proiettano nel circolo vizioso del rapporto banche-territorio; pare però che le famiglie riescano a 'sopravvivere' meglio, perché a loro le banche danno più fiducia rispetto alle imprese.

Ci sarebbe bisogno di maggiore liquidità, non bisogna essere esperti per dirlo, eppure il quadro creditizio locale nel 2013 è precipitato rispetto all'anno precedente: a famiglie e imprese, in totale, le banche hanno prestato 'soltanto' 4 miliardi di euro, secondo i dati della Banca d'Italia di Firenze, riportati nel rapporto economia 2014 della provincia di Massa Carrara. Quattro miliardi, il 2% in meno rispetto al 2012, e per fare tutto: pagare mutui, costruire abitazioni, ampliare le aziende, ristrutturare immobili, investire, assumere, saldare debiti.

Siamo entrati, in pratica, a pieno diritto nel credit crunch, (alla lettera, corrosione del credito) toccando l'apice della restrizione. Alle amministrazioni pubbliche si è erogato il 3,5% in meno, alle imprese il 2,9% in meno, mentre alle famiglie (questo dato in fondo è positivo) soltanto lo 0,1% in meno.

E infatti, mentre si registra la riduzione dei mutui concessi alle aziende per la costruzione di abitazioni residenziali (-6,5% nell'ultimo anno) e soprattutto di fabbricati non residenziali (-10,2% sul 2012), dal fronte delle famiglie il complesso dei prestiti tiene bene e le somme erogate per i mutui per l'acquisto di immobili è addirittura aumentato dello 0,4% sul 2012 e di quasi ¼ sul 2009. Per le famiglie locali, si legge nel rapporto economia, non sembrano scorgersi particolari difficoltà a rimborsare mutui e prestiti contratti e il tasso di decadimento continua a restare contenuto, all'1,1%. Insomma: alle imprese le banche non fanno credito, alle famiglie si.

Penalizzate soprattutto le attività artigiane (-5,6%), il settore delle costruzioni cala dell'8,4%, mentre nell'industria il credito si è ridotto del 5,8%.

È vero che le banche non concedono più grandi prestiti, ma è anche vero che le imprese e le famiglie stesse sono state restie nel 2013 a chiederne uno: in pratica hanno rimandato investimenti ed acquisti a tempi migliori.

Lo scoraggiamento, di cui si parla nel rapporto, corrisponde a Massa Carrara al 4,6% di soggetti che hanno fatto debiti con la banca: si tratta di un valore mai stato così basso negli ultimi 10 anni. Inoltre, a fronte di un’impresa che ha chiesto credito, tre hanno preferito impegnare denari propri in azienda. Il circolo vizioso di cui parlavamo prima ci porta alla successiva considerazione: rinunciando a chiedere un finanziamento alle banche, le imprese hanno rinunciato anche ad effettuare investimenti e infatti i finanziamenti a breve termine, quelli destinati ai cosiddetti investimenti produttivi delle imprese (all'acquisto di macchinari, attrezzature, mezzi di trasporto) sono calati del 20%.

In tema di prestiti, infine, peggiora anche il rapporto con la 'raccolta' complessiva recuperata dalle banche, tornando sotto quota 100 a Massa Carrara, a fronte di valori molto più elevati in Toscana.

In altre parole: ogni 100 euro di raccolta (considerate cge all'interno di questa voce ricadono tutte le attività di deposito, i buoni fruttiferi, i conti correnti, gli assegni circolari) il sistema bancario eroga oggi a famiglie e imprese del territorio 93 euro, a fronte dei 123 erogati a livello regionale.

Tradotto in altri termini: la nostra provincia fa da collettore di risorse per investimenti da destinare a territori che sono almeno apparentemente più remunerativi o meno rischiosi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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