Il Tirreno

I “No cave”: 100mila firme contro il Piano

Consegneranno la petizione al consiglio regionale: «Tolta la parte innovativa, si ripristini l’originale»

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CARRARA. «Il marmo delle Apuane appartiene a un'antica tradizione, ma le nuove tecnologie e una selvaggia speculazione hanno consentito l'apertura di oltre 300 cave, di cui 70 all'interno del Parco naturale riconosciuto dall'Unesco». Il Coordinamento No Cave, sostiene che «Il ciclo economico del marmo è a un bivio, produce ormai più costi e tensioni sociali che benefici. I tentativi di riforma legislativa degli ultimi vent'anni, a fronte di un'escalation della distruzione, dell'inquinamento e della rapina dei nostri beni comuni per il profitto di pochi sono andati tutti sistematicamente a vuoto. In questo contesto si inserisce il Piano paesaggistico approvato il 17 gennaio dalla Giunta regionale toscana».

Il Coordinamento sottolinea che la parte più innovative del Piano «è stata eliminata giovedì scorso, 26 giugno, dalla sesta commissione ambiente». «Non solo, si è concessa la possibilità di riaprire - nel Parco - cave dismesse da meno di vent'anni, e di lavorare nuovi fronti di cava contigui a quelli già autorizzati senza presentare nessuna variante al piano di coltivazione». Nel mirino del Coordinamento No Cave, ci sono anche gli imprenditori del lapideo e il governatore dela Regione Toscana Rossi che avrebbe ceduto alle pressioni degli imprenditori del marmo.

Oggi è previsto il consiglio regionale con all’ordina del giorno il Piano paesaggistico: «In quella occasione – annuncia il Coordinamento – un presidio formato da tutte le associazioni locali e membri di Avaaz coinvolte nell'enorme mobilitazione che ha portato a raccogliere 100mila firme per fermare la distruzione delle Alpi Apuane, consegnerà simbolicamente la petizione al presidente Rossi e al resto del consiglio regionale affinché ripristini il testo originale del Piano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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