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Allarme lavarone, ora partono le analisi dell’acqua e le foto aeree
Proseguono le indagini per scoprire le origini della marea nera che si è riversata da giorni sul litorale Campionamenti straordinari avviati dall’Arpat e scatti dall’alto della Capitaneria di porto
CARRARA. Il Comune di Carrara ha commissionato ad Arpat delle analisi “straordinarie” per tentare di individuare la provenienza del lavarone che ormai da inizio giugno stazione davanti la costa marinella: un aiuto in questo senso potrebbe arrivare anche dalle foto aeree scattate dalla Capitaneria di Porto e consegnate ieri all'assessore all'Ambiente Massimiliano Bernardi. Proseguono le “indagini” per scoprire l'origine del lavarone che ormai da una ventina di giorni turba i sonni di balneari e bagnanti del litorale carrarese. L'amministrazione di piazza Due Giugno ha commissionato ad Arpat dei campionamenti straordinari, proprio per comprendere meglio il fenomeno e le sue origini: in particolare, le “provette” prelevate a Marina di Carrara sono state inviate nei laboratori pisani dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente e la risposta dovrebbe arrivare nel giro di qualche giorno. L'obiettivo è quello di scoprire qualcosa in più sulla “macchia nera” e, magari, sulla sua provenienza: dall'ufficio ambiente del Comune ribadiscono che, stando all'esame visivo effettuato nei giorni scorsi, il lavarone sarebbe composto da materiale vegetale, probabilmente innocuo. Una parziale conferma di questa tesi arriva dal monitoraggio delle acque di balneazione effettuato da Arpa: l'agenzia, come noto, conduce controlli mensili sulla qualità delle acque costiere frequentate dai bagnanti, gli stessi prelievi utilizzati, per intenderci, per l'assegnazione della Bandiera Blu. L'ultimo campionamento effettuato a Marina lo scorso 17 giugno - quando cioè la marea nera già stazionava davanti la nostra costa – non ha rilevato alcun tipo di alterazione: va detto, che questo tipo di esami punta a rilevare esclusivamente eventuali sforamenti dei livelli di Escherichia Coli ed Enterococchi intestinali. Per quanto riguarda questi due parametri, fondamentali per la balneabilità dell'acqua, sia Marina Est che Marina Ovest hanno avuto risultati ottimali, molto al di sotto del limite previsto dalla legge. Incassata questa parziale rassicurazione, non resta che sciogliere il rebus del “lavarone”: un aiuto in questo senso potrebbe arrivare anche dalle foto aeree scattate dalla Capitaneria e consegnate all'assessore all'Ambiente. La speranza è che osservando dall'alto gli “spostamenti” della marea nera si possa ricostruire il percorso delle correnti e avere un'indicazione sulla provenienza del materiale: per avere un'idea delle dimensioni del fenomeno, basti pensare che dal 2 giugno a oggi, secondo le stime di Amia, sono almeno 260 le tonnellate di lavarone rimosse dalla spiaggia di Marina. Un onere ricaduto soprattutto sui gestori degli stabilimenti balneari e sulla stessa Amia.
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