Il porto turistico non si fa ma il progetto si paga
Varia & C. chiedono un risarcimento di 545mila euro per gli studi eseguiti Il Tar lo taglia a 38mila. Da dividere fra Carrara, Massa e Autorità portuale
CARRARA. Il porto turistico non si farà. Ma i progetti si devono pagare. Il grande piano per realizzare una nautica da diporto da 1.104 posti barca alla foce del Lavello – opera, si diceva, che avrebbe “rilanciato il turismo di qualità e la cantieristica da diporto della provincia” – è ormai coperto di polvere in qualche cassetto. Per anni se ne è parlato e discusso. Poi, non appena si è passati alla fase progettuale, ecco che la Regione lo ha impallinato, cassato, facendo semplicemente notare che il porticciolo turistico non era previsto nei piani urbanistici dei Comuni di Carrara e di Massa. Il risultato è stato che del porto turistico non si parla più da tempo. Se non nelle aule di giustizia. In quelle del Tar della Toscana, per la precisione, dove si è discusso del ricorso presentato dalla Varia Costruzioni (in associazione con Carlo Agnese Spa e Cantieri Navali di La Spezia), una delle 5 imprese che nel 2010 presentarono domanda di concessione demaniale per la realizzazione del porto turistico.
Varia, Agnese e Cantieri Spezia si sono oppostealle decisioni dei Comuni di Carrara e Massa e della Autorità portuale di chiudere la Conferenza dei servizi e, con essa tutta la procedura per scegliere chi, fra le imprese proponenti, dovesse costruire la darsena da diporto. Secondo la società ricorrente il progetto era coerente con gli indirizzi urbanistici dettati dalla stessa Regione Toscana e la “difformità dagli strumenti urbanistici vigenti” era superabile proorio attraverso la Conferenza dei servizi. Soprattutto, Varia ha chiesto un sostanzioso risarcimento per le spese di progettazione sostenute. “Abbiamo fatto studi, disegni, valutazioni e poi ci avete detto che non se ne faceva più nulla. Dovevate fare prima una valutazione dell’ammissibilità dell’operazione”, accusano i legali della società. E presentano un conto di 545mila euro.
Il Tar, però, non ha dato piena ragione alla società di costruzioni. Da una parte ha respinto in toto il ricorso per quanto riguarda la faccenda delle autorizzazioni urbanistiche (ha cioè confermato che il porto non si poteva fare). Dall’altra ha riconosciuto a Varia il diritto al risarcimento. Ma in misura molto ridotta. Soltanto una limitata quota della progettazione prodotta dalla società – ha in sostanza sentenziato il Tar – era funzionale e necessaria a quella fase di procedura. Non certo le articolate e costose consulenze per la simulazione del moto ondoso e gli studi di dettaglio che Varia aveva effettuato. Insomma, i costi sostenuti effettivamente risarcibili ammontano, così ha stabilito il Tar, in 38.137 euro. Che Comuni di Carrara, di Massa e Autorità portuale devono pagare in solido (in pratica poco più di 12mila euro ciascun ente). Si può dire che ai sindaci “gli è andata bene”.
Claudio Figaia
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
