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Cava della Mandria, sì all’autorizzazione per la ripresa attività
Riconosciuto il passaggio di proprietà visto che il nuovo regolamento degli agri non è stato ancora approvato
CARRARA. Lo scorso 12 giugno la commissione Marmo del Comune, presieduta dal consigliere Massimo Menconi (RC), ha esaminato una prima “bozza di schema” del tanto atteso nuovo Regolamento degli agri marmiferi. In questo testo, di carattere provvisorio, non si fa alcun riferimento a norme, articoli e commi, ma si mettono semplicemente nero su bianco le linee guida da seguire. Tra le principali novità preannunciate dal documento ci sono il carattere pubblico di tutte le cave carraresi e la loro appartenenza al Comune. «Lo schema di Regolamento -si legge nel documento- assume come principio fondamentale il rafforzamento del Comune sia come proprietario degli agri marmiferi sia come titolare della potestà istituzionale in materia di programmazione, pianificazione e regolamentazione che la normativa attribuisce agli enti territoriali». La bozza prosegue precisando che le cave «appartengono al patrimonio indisponibile del Comune, indipendentemente dalle denominazioni o qualificazioni provvisorie, precarie consuetudinarie e “storiche” fin qui utilizzate. Nel territorio del Comune di Carrara non sono quindi configurabili cave di marmo e/o di materiale lapideo di proprietà privata». Lo strumento giuridico indispensabile per la coltivazione delle cave viene individuato nelle concessioni, che dovranno andare a chi lavora gli agri ed essere rilasciate “attraverso una procedura ad evidenza pubblica, per la quale si ritiene preferibile adottare il criterio di aggiudicazione dell’offerta economicamente più conveniente”. La concessione, si legge inoltre, “ha una durata prestabilita e non sono previsti rinnovi o proroghe”. Il suo canone sarà fissato “in relazione al valore di mercato della produzione della cava oggetto di concessione”. Su quest’ultimo aspetto, però, lo schema di regolamento appare un po’ ambiguo, affermando che “fermo restando il riferimento al valore di mercato, potrebbero essere individuate forme diverse di determinazione del canone di concessione”. Viene poi prevista la creazione dell’Osservatorio dei prezzi, “per la determinazione e l’aggiornamento periodico del valore medio di mercato della produzione delle cave”, con la partecipazione di Imm, Istituto studi e ricerche della Camera di Commercio ed Irpet regionale. Dalla lettura del documento provvisorio, dunque, pare di capire che i beni estimati, cioè le cave appartenenti ai privati, presto non esisteranno più. Ma occorre ricordare che quella presentata è ancora una bozza e finché il Regolamento non sarà ultimato ed approvato dal consiglio cittadino, il Comune continuerà a riconoscere l’esistenza di questi beni, anche perché le nuove disposizioni comunali dovranno armonizzarsi con la riforma della legge regionale 78/98, in via di revisione proprio in questi giorni. Lo prova il fatto che, appena il giorno prima che lo schema arrivasse sul tavolo della commissione Marmo, il Comune aveva autorizzato la ripresa dell’attività estrattiva nella cava n. 60, detta “Mandria”, situata nel bacino di Torano ed improduttiva per tutto il 2013, riconoscendo il passaggio di proprietà di questo bene, avvenuto tra due soggetti privati. A sancire tutto ciò è la determinazione n. 136 dello scorso 11 giugno, firmata dal dirigente al marmo Marco Tonelli, responsabile dell’atto conclusivo di tale procedimento. Nella premessa di questo documento si ricorda infatti “che con lettera del 28.05.14 (protocollo 25205/697 del 31.05.14) il Signor Conserva Massimo, in qualità di proprietario della cava n. 60 “Mandria”, dà in disponibilità alla ditta Conserva Dante l’intera area della cava 60 per la gestione e coltivazione della stessa, nonché comunica il subentro dello stesso Conserva Dante nel procedimento autorizzativo”. Nell’autorizzazione all’escavazione, valida fino al 30 novembre 2015, si precisa anche l’ammontare del contributo ambientale, da corrispondere secondo la normativa regionale. «Il contributo per estrazione del materiale ornamentale -si legge- sarà versato al Comune di Carrara entro il limite massimo del 5,25% del valore di vendita del materiale, in conformità alle disposizioni in materia che saranno adottate dal Consiglio Comunale. Per l’utilizzo del materiale residuo delle lavorazioni idoneo per uso industriale, per costruzioni ed opere civili, sarà versato al Comune di Carrara un contributo rapportato alla quantità e qualità del materiale commercializzato in applicazione degli importi unitari stabiliti dalla Giunta Regionale». In occasione della presentazione della “bozza di schema” il vicesindaco Andrea Vannucci ha affermato che il Comune «farà di tutto per tutelare il nostro marmo. Noi -ha spiegato- dobbiamo verificare che le aziende siano affidabili e serie, faremo di tutto per fare in modo che il settore abbia una veste seria. Le procedure saranno attivate con la massima attenzione». Intenzioni sicuramente meritorie. Tuttavia, occorre anche ricordare che in passato l’amministrazione ha rilasciato una delle uniche tre concessioni finora esistenti ad una fiduciaria, affidando la gestione di un bene comune a una società di cui non si conoscono i soci e la provenienza dei capitali.
David Chiappuella
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