Meteo
Muore in un parcheggio, lo ritrovano dopo 3 giorni
I genitori lo hanno visto l’ultima volta venerdì sera, da allora nessuna notizia A dare l’allarme una passante. Ancora da chiarire le cause del decesso
MARINA DI MASSA. Un parcheggio grande, nel cuore di Marina, dietro la chiesa dei Servi di Maria, un via vai di turisti. E Andrea Salvadori nella sua auto, riverso sul sedile del passeggero. Solo. Il cellulare suona, da casa lo cercano, ma lui non risponde, non può farlo: il suo cuore ha smesso di battere. Nessuno si accorge di lui per tre giorni, poi quella ragazzina, attenta osservatrice, nota qualcosa di strano nella Golf grigia posteggiata proprio a lato della chiesa. Allunga lo sguardo e si accorge di un uomo al posto di guida, riverso, con il busto sul sedile accanto. Chiama immediatamente il 113, teme che il ragazzo si senta male, abbia bisogno di aiuto. Quando i medici arrivano a Marina capiscono immediatamente che per Andrea, 37 anni, non c’è più nulla da fare. Ma vogliono dare dignità al suo corpo, coprirlo dallo sguardo indiscreto dei passanti, tentano di aprire la portiera, ma invano: è chiusa dall’interno, è necessario l’intervento dei vigili del fuoco. I pompieri rompono il vetro del finestrino, aprono l’auto e adagiano Andrea sull’asfalto.
Sul posto si precipitano i carabinieri del nucleo radiomobile, guidati dal tenente Rosa Sciarrone; il pubblico ministero Alessandra Conforti incarica il medico legale Maurizio Ratti di effettuare un sopralluogo; da un primo esame, però, è impossibile stabilire le cause della morte. E difficile per gli inquirenti è capire - o escludere - se in auto con il 37enne ci fosse qualcuno al momento della morte. Vero che la Golf è chiusa dall’interno, altrettanto vero che le chiavi sono sul cruscotto, girate e la batteria si è scaricata bloccando le portiere che avrebbero potuto però rimanere aperte per ore, fin quando è mancata “l’energia”.
La dinamica è tutta da ricostruire, di certo c’è una tragedia familiare. I genitori di Andrea lo hanno cercato per giorni: venerdì, dopo aver lavorato con il padre (piccolo imprenditore edile) fino alle 16, si è riposato un paio d’ore, ha cenato in famiglia, poi si è preparato ed è uscito. Ha detto a mamma e papà di avere un appuntamento alle 22. Da allora in casa sua, in via Sotto Ricortola, non è più tornato. Probabilmente ha raggiunto il parcheggio, ha bevuto una birra (in auto è rimasta la bottiglia vuota), poi la morte. I familiari hanno tentato per giorni di raggiungerlo, senza risultato. Poi ieri pomeriggio, poco dopo le 17, la terribile notizia.
Per capire cosa abbia causato la morte del giovane, il medico legale dovrà effettuare un primo esame questa mattina e l’autopsia, prevista per domani. Qualche risposta potrebbe arrivare anche dall’esame tossicologico. Gli inquirenti verificheranno se e quando abbia risposto al cellulare, non è escluso, infatti, da alcune dichiarazioni raccolte, che sabato mattina fosse ancora vivo e abbia ricevuto una telefonata. Saranno le indagini a confermare - o smentire - l’ipotesi, a permettere di ricostruire le ultime ore di vita del ragazzo e vagliare la possibilità che Andrea non fosse solo.
Chiara Sillicani
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google