Italia
Nel deserto il trionfo del marmo di Carrara
Imprenditore del Qatar vuole riprodurre la Galleria di Milano con 45mila tonnellate di “bianco”
CARRARA. Quarantacinquemila tonnellate di marmo bianco di Carrara: tanto sarebbe il mega quantitativo di materiale lapideo, presumibilmente per lo più di tipologia pregiata, che un ricco imprenditore del Qatar vorrebbe utilizzare per costruire nel deserto a Doha, sul Golfo Persico, una copia della Galleria Vittorio Emanuele II (realizzata a Milano tra il 1865 e il 1867). Tutto in un paio di anni. E anche con altri lapidei come il Giallo Siena e il Travertimo. Chi lo conosce, sa che a Muhammed Al Emadi, 50 anni, piece molto il marmo. Frequenta Milano. Nel suo progetto, Al Hazm, ci sono ristoranti, giardini, boutiques, palestre, asili, una piazza, e tanto altro ancora. Un investimento, si dice, da circa 500 milioni di euro. Per essere pronto nel 2015. Aria condizionata per mantenere la temperatura a 30 gradi quando in estate ce ne sono 50 all’aperto.
Della sua voglia di marmo, al punto da volerne ordinare 45mila tonnellate, solo di Bianco di Carrara, a Carrara il mondo del lapideo locale sembra non saperne granché, almeno stando ad alcuni dei big del settore interpellati. «Forse, ci contatterà», dice qualcuno. «Mah, tutto sommato 45mila tonnellate non sarebbero neppure tante. Solo Gioia ne produce 100mila». Si vedrà. Ma si possono intanto fare un po’ di conti: se fossero tutti marmi f pregiati, il valore dell’investimento si aggirerebbe, in blocchi, sui 30-45 milioni di euro, che raddoppierebbero sui lavorati. Non c’è dubbio che Al Emadi sta suscitando molto interesse: anche nel premier Renzi che ha chiesto di incontrarlo. E lui avrebbe accettato.
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