Il presidio
Ruba il bancomat a moglie di carabiniere Condannato a 28 mesi
MASSA. Non è sicuramente un ladro fortunato Andrea Conti, condannato ieri mattina a due anni e quattro mesi dal giudice Fabrizio Garofalo per furto aggravato. L’uomo il 3 maggio del 2011 aveva...
MASSA. Non è sicuramente un ladro fortunato Andrea Conti, condannato ieri mattina a due anni e quattro mesi dal giudice Fabrizio Garofalo per furto aggravato. L’uomo il 3 maggio del 2011 aveva ripulito un’auto parcheggiata di fronte allo stadio forzando la portiera. Non sapeva però che la proprietaria, che nel frattempo stava faticando alla palestra Spazio vitale, era la moglie di un maresciallo dei carabinieri. La donna, finito l’allenamento, si è accorta di essere stata alleggerita dai soliti ignoti, scoprendo anche che c’era qualcuno che stava tentando di prelevare dei soldi dal suo contocorrente. Ha chiamato il marito spiegandogli l’accaduto. Lui ha fatto il carabiniere e ha dato la caccia al ladro, arrestandolo praticamente subito. Il sottufficiale prima ha visionato i filmati delle telecamere di videosorveglianza, assistendo alla scena del malvivente che forza la portiera ed entra nell’abitacolo. Un volto conosciuto quello del ladro, tanto che zoomando è riuscito a risalire alla sua identità. Del resto la sua sfilza di precedenti lo rendeva vulverabile agli occhi delle forze dell’ordine.
Così il maresciallo si è presentato in casa del sospetto dicendogli che aveva le prove del furto. In pochi istanti ha ottenuto prima la confessione, poi la carta di credito e infine il nome della persona che aveva acquistato il cellulare della consorte. Anche il telefonino è stato recuperato. Il nuovo possessore aveva cancellato le foto, ma si era dimenticato di far sparire un video con i bimbi della coppia. Un’indagine lampo che ha coordinato il sostituto procuratore Vito Bertoni. Ieri mattina l’udienza decisiva: sono stati sentiti alcuni testimoni. Poi, terminata la fase dibattimentale, è iniziata la discussione. Il legale che difendeva Conti, l’avvocato Roberta Caldani, ha chiesto l’assoluzione per il suo assistito. Il pm invece ha chiesto tre anni di reclusione. Alla fine della camera di consiglio Garofalo ha fissato la pena a 28 mesi. Probabilmente la sentenza verrà impugnata dall’imputato, ma per farlo bisognerà attendere sessanta giorni per leggere le motivazioni.
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